Le luci sulla Fashion Week si sono spente da un po' di giorni ormai. Ad essersi accesi però sono stati i riflettori sulle polemiche delle giornaliste oltreoceano di casa Vogue che hanno colto al balzo l'occasione della settimana della moda per ribadire ancora una volta il loro astio nei confronti della categoria delle fashion blogger, a cominciare da Sally Singer, Direttore Creativo Digitale del sito Vogue che ha scritto

"È una situazione schizofrenica, e non può essere positivo. Nota per i blogger che cambiano da testa a piedi i loro outfit sponsorizzati ogni ora: Finitela. Trovatevi un altro lavoro. State dichiarando la morte dello stile"

A rincarare la dose è Sarah Mower, Capo Critico dell'Edizione Online di Vogue che altrettanto pesantemente risponde

"Hai ragione Sally, la categoria dei Blogger, inclusi i fotografi di street style che le aspettano e adorano, è orribile. Ma ancor di più, è patetico come queste ragazze corrano continuamente su e giù per le sfilate, nel traffico, addirittura rischiando di essere investite, solo nella speranza di farsi fotografare".

Commenti duri figli di uno scontro iniziato circa 7-8 anni fa quando il fenomeno del fashion blogging cominciò a prendere piede scatenando le giornaliste sul piede di guerra.

In sostanza queste ultime tacciono le prime di superficialità, frivolezza, totale mancanza di stile. Ciò che fanno – a detta loro – è vestirsi, atteggiarsi soltanto per conquistare l'attenzione dei fotografi che le attendono sul ciglio della strada all'uscita delle sfilate. Se le giornaliste di moda assistono alla sfilata in compagnia di carta e penna, loro fide compagne per i pezzi da scrivere, le fashion blogger come calano le luci, accendono quelle dello smartphone per scattare foto da postare su Instagram e caricare video veloci su Snapchat.

Potrebbe far sorridere questa stridente dissonanza tra le due opposte fazioni, ma che piacciano o no queste figure sono lo specchio di una realtà più che mai attuale che fa del dinamismo, dello scatto frenetico, della velocità di condivisione dei contenuti il suo punto di forza. Un tempo era impensabile poter assistere a una sfilata di moda per un comune mortale come me e te che stai leggendo in questo momento. Un tempo per conoscere qualche notizia dalle sfilate in passerella avresti dovuto attendere fino al tg della sera per poter apprezzare soltanto alcune delle primissime immagini.

Oggi grazie agli strumenti di condivisione social è possibile seguire una diretta della sfilata, vederla su Internet in modalità streaming, o più semplicemente coglierne frammenti grazie alle foto e i video proprio dei fashion blogger, figli di una generazione digitale che è riuscita ad attecchire e fidelizzare quella fetta di pubblico non più interessata a pagine e pagine di commento critico della giornalista presente alla sfilata ma che ha un bisogno istantaneo e quasi impellente di sentirsi parte viva anch'egli di quell'evento, poter toccare con mano seppur da lontano quella nuova tendenza, carpirla anche tramite una semplice foto sgranata che è pur sempre un veicolo comunicativo dietro il quale c'è qualcuno che sta mettendo a disposizione del prossimo i frutti del proprio lavoro.

Checché se ne dica, infatti, quello di molte fashion blogger è diventato a tutti gli effetti un vero e proprio mestiere con fatturati – in alcuni casi – anche da capogiro. I fashion blogger o cosiddetti “influencer” vengono spesso pagati dalle aziende di moda per indossare gli abiti o per fare pubblicità ai loro prodotti, soprattutto pubblicando foto su Instagram. Ciò che fanno le aziende, dunque, è cercare di sfruttare la loro popolarità sui social per raggiungere un pubblico più ampio, che solitamente non legge le riviste di moda. Queste ultime dal canto loro li accusano di abbassare il livello della comunicazione di moda e di ridurre tutto alle immagini, senza un reale contenuto e soprattutto senza capirne veramente di moda.

Dunque più che una battaglia di interessi economici (perché non vedo quale sia il problema per una rivista di moda se un fashion blogger riceva lo sponsor da parte di un'azienda con conseguente guadagno) dovrebbe essere combattuta una battaglia a monte dal punto di vista della semantica perché analizzando grammaticalmente la parola, fashion blogger designa una figura che cura i contenuti online di un blog, corredandolo di immagini, articoli, testi, pensieri, punti di vista. Nella maggior parte dei casi sappiamo però che questi "fashion blogger" si limitano soltanto a carrellate di immagini dei loro outfit quotidiani. Passi pure il non avere la minima conoscenza della storia del brand che indossi come quella dell'intera storia della moda (certo sarebbe un po' come affermare "sono un medico, ma io nomi delle ossa dello scheletro umano non li conosco") ma bisogna allora avere l'onestà intellettuale ma soprattutto linguistica/semantica di ribattezzarsi con un nome che più si confàccia a ciò che realmente si è, differenziandosi di fatto da coloro che fanno fashion blogging in una maniera che tende allo spessore dei contenuti.

Insomma qui non si parla di competitors sul piano dei contenuti, della testata concorrente che ti sta soffiando via i lettori perché, detto tra noi, la gente non è affatto interessata a leggere l'editoriale di moda, ma ahimè si limita (e forse è già tanto) alla lettura dei titoli.  Sarebbe allora auspicabile che testate di punta come Vogue sepellissero l'ascia di guerra e perché no anche il timore di perdere il terreno dinanzi a queste nuove figure del fashion system e cominciassero a vederle non come il nemico da combattere ed annientare ma anzi come un valido alleato da sfruttare e con cui trovare punti di contatto.

Grazia, il magazine diretto da Silvia Grilli, è riuscita a cogliere con vivido acume i sintomi del cambiamento, lungo questo spartiacque tra il vecchio e il nuovo, svecchiandosi dai retaggi di antagonismo tra blogging ed editoria e in definitiva abbracciando la causa delle blogger, tanto da dedicare loro una copertina in questi giorni in edicola che di fatto si configura nell'ottica di una celebrazione di queste figure che hanno apportato un contributo significativo nel modo di fare comunicazione.

Inoltre da domani fino al 13 ottobre il Salone d'Onore della Triennale di Milano ospiterà la mostra "YOU- The Digital Fashion Revolution", in collaborazione con The Blonde Salad, il blog di Chiara Ferragni, un evento che si pone sulla falsariga di quanto detto finora e che ha come obiettivo proprio quello di porre in luce i cambiamenti che i web influencer hanno attuato e continuano a fare ogni giorno nel mondo della comunicazione di moda.