La Gran Bretagna ha scelto. Seguendo la linea politica dell'uscita dall'Unione Europea senza paracadute, i cittadini britannici hanno sbattuto la porta in faccia al progresso, ma soprattutto in faccia ai migranti. Anche gli USA hanno scelto. Una volta tanto in ritardo di 20 anni rispetto all'Italia, a parti perfettamente invertite, gli statunitensi hanno eletto presidente un womanizing buffoon. Con i capelli veri, dicono, amico di Putin, come il "nostro", politicamente scorretto e con cavalli di battaglia prepotentemente leghisti.

Putin è lì, forte come quando morì Anna Politkovskaya. O Litvinenko. È andato a insidiare l'Ucraina, riuscendoci, dopo che l'Unione Europea l'aveva corteggiata senza convinzione. Erdogan è lì, forse meno potente di quando era amico di Berlusconi, ma molto più pericoloso. La sua Turchia post-golpe e post-referendum arresta i giornalisti e dà una bella sterzata contro la tradizionale laicità che la distingueva dal medio oriente. L'Ungheria è lì, con il suo Orban e i suoi muri. Con la sua concezione tutta particolare di appartenere all'Unione Europea senza rispettarne i principi fondamentali.

La Grecia è lì. Quello strano mostro creato da governi incapaci e dai tecnocrati di Bruxelles, che tanto tecnocrati in verità non sono, non vedrà la luce in fondo al tunnel finché l'Europa non fornirà la talpa per scavare. La Grecia è l'anatema che l'Europa ha pronunciato contro sé stessa, perché mette in dubbio il valore delle istituzioni liberaldemocratiche continentali. Che avevano per fondamento certi principi di solidarietà sociale non estranei al socialismo umanitario. I migranti sono l'altro anatema, quello del futuro, ma la Grecia è carne della stessa Europa, è il presente.

A contrastare tutto questo rimangono solo le istituzioni Europee. L'Austria ha contenuto le tendenze nazionaliste con l'indipendente (sostenuto dai verdi) Van der Bellen. Solo spavento. La stessa Ungheria non ha portato al quorum il referendum sui migranti voluto da Orban. Ma prima dei risultati abbiamo ballato la danza N.5, bisogna ammetterlo. Ieri Macron ha sconfitto i nazionalisti anti-euro puntando tutto sull'Europa. Anche la Germania voterà nel 2017, ma senza rischio di nazionalismi: Schulz vs Merkel. Rimane l'Italia: se nel 2018 terrà botta contro Grillo e Salvini, dall'anno prossimo si potrà tornare a parlare di Ventotene. Possibilmente ad Atene.

Merci monsieur Macron: Vive la France! Vive l'Europe!