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18:28

Essere padre oggi, tra retaggi culturali e fatiche

La figura paterna deve essere il “custode prediletto della maternità”... ma chi sostiene il padre nel diventare padre?

Essere padre oggi, tra retaggi culturali e fatiche.

Quando si parla di genitorialità, di coppia che diventa famiglia, di bambini da cullare, di pannolini da cambiare, nell’immaginario collettivo regna sovrana l’immagine di una madre o futura madre, in dolce attesa prima e, con il bambino in braccio, dopo, dando molto poco spazio alla figura paterna. Questa dicotomica scissione, tra madre che accudisce e padre che nella migliore delle ipotesi subentra in un secondo momento, ha radici antiche, culturalmente e sociologicamente determinate e, fino a non molto tempo addietro, ha condizionato anche le procedure per le indagini correlate all’infertilità di coppia.

Nella storia della ginecologia e delle indagini pro-cicogna, era la donna, in quanto portatrice dell’utero e del ventre materno, a sottoporsi a tutta una serie di indagini pre-fecondazione, solo recentemente gli accertamenti, sono stati estesi anche all’uomo ed al liquido seminale. A concepimento, gravidanza e parto avvenuto, la madre ed il bambino, rimangono un tutt’uno: le braccia materne diventano una sorta di “abbraccio extra-placentare” ed è veramente  difficile, se non impossibile, percepirli come entità a sé stanti.

Questa oceanica fusione tra due corpi, amplificata dall’allattamento e dall’accudimento, sembra lasciare poco spazio alla figura paterna, che con scarsa dimestichezza sia con i pannolini da cambiare, che  con la sfera delle emozioni e della comunicazione dei sentimenti, non reclama il giusto, sano e funzionale spazio all’interno di questo nuovo nucleo familiare. Il padre, sembra essere associato esclusivamente alla sfera della virilità, del lavoro, del sostentamento economico, dell’autorità e delle regole, poco spazio viene dato invece all’importanza che questi assume, sin dall’inizio della vita del bambino.

Una mamma che ha appena partorito è una donna radiosa, ma stanca fisicamente e mentalmente: dal suo corpo e dalla sua mente dipende la vita di un bambino e la possibilità per lui di poter crescere in modo sano ed armonioso. Un sostegno fisico e psichico, sia a lei che al piccolo, da parte della figura paterna, dovrebbe essere sempre offerto e garantito.

Galimberti sostiene che la figura paterna deve rappresentare il “custode prediletto della maternità”, deve cioè far sì che la madre possa occuparsi serenamente del nascituro, sostenuta e protetta dal compagnoMa chi sostiene il padre, nel diventare padre?

Anticamente la figura paterna, era abbondantemente ingessata, rigida, quasi anaffettiva, era correlata al ruolo lavorativo, sempre e comunque fuori casa. I papà di oggi, sono tattili, accuditivi, cambiano i pannolini, passeggiano insonni durante le lunghe notti, sbadigliando e cullando ritmicamente il piccolo, sperando che il sonno possa prendere il sopravvento al pianto. Per le donna, diventare madre, è un percorso sicuramente più semplice, facilitato dall’ossitocina, l’ormone dell’accudimento e dal processo di imitazione del comportamento delle loro madri e nonne.

Ma, gli uomini, da chi imparano? Quali modelli di riferimento hanno da poter seguire? Nessuno, non hanno modelli e non vengono istruiti verso questa nuova avventura che è diventare padre. Hanno imparato, sbirciando dalle loro compagne e mogli ed armati di tantissima forza di volontà. Volontà di fare, di esserci, di toccare, accudire, emozionarsi e di sentirsi parte integrante di questo nuovo nucleo familiare.

[Foto di Geomangio]

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