in foto: Foto LaPresse – Marco Cantile
03/10/2014 Napoli, Italia

Mancano ormai 2 mesi e tutti i sondaggi più accreditati affermano che il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris sarà rieletto, sconfiggendo i suoi avversari di destra, dei 5 Stelle e soprattutto del partito al governo del Paese, il PD di Matteo Renzi.

Il dato politico, se i sondaggi saranno confermati (cosa che appare concreta ascoltando l’opinione di tanti cittadini partenopei), è molto rilevante per una serie di ragioni.

Per prima cosa, un partito al Governo e guidato da un leader che afferma che tutto va meglio da quando si è insediato al potere, riceverà una sonora doccia fredda col voto contrario nella terza città d’Italia, nonché “capitale” del mezzogiorno; un sonoro “schiaffo” che dovrebbe quantomeno ridimensionare pesantemente il film del “Paese in netta ripresa”, percepita dai suoi cittadini e sostenuta da scelte condivise in ampi strati della popolazione.

Il film si dimostrerà per quello che è: uno spot preconfezionato da professionisti del marketing ma lontano dalla realtà quotidiana, ben diversa purtroppo.

Il dato politico, tuttavia, si fa più interessante per il fatto che la probabile sconfitta di Matteo Renzi non avverrà per mano di chi ha incarnato in questi anni la “protesta” fine a se stessa, il Movimento 5 Stelle. Quest’ultimo, anzi, appare in oggettiva difficoltà, cosa che non sorprende i più attenti osservatori della vita politica: non si può prendere il 25% dei voti, sbarcare in Parlamento con centinaia di parlamentari e rinunciare, un secondo dopo, a trattare una qualsivoglia forma di ingresso al Governo o sostegno esterno ad un esecutivo, giudicato dai fatti e perciò “ricattabile” a proprio vantaggio. Una simile dimostrazione di inutilità del consenso è frustrante per i propri elettori.

Sui grillini, inoltre, sembra (finalmente) iniziata la stagione del dissenso interno, sostenuto in vari territori (tra cui Napoli) da esponenti che, cresciuti in quel movimento, sentono sempre più stretta la “dittatura” della coppia al comando Grillo-Casaleggio, al di sopra di tutti e addirittura in grado di sfiduciare propri rappresentanti democraticamente eletti alla guida di piccoli Comuni; il caso Quarto è emblematico di come democrazia e qualunquismo del Movimento 5 Stelle siano ancora molto lontani.

La sconfitta di Renzi e del PD, dunque, non verrà sancita a Napoli dal voto di protesta.

Non lo sarà nemmeno dal voto di destra, si badi bene.

I moderati d’Italia, infatti, non hanno più forti motivazioni per votare i propri rappresentanti e partiti. Da un lato, il loro leader ventennale, Silvio Berlusconi, è al tramonto conclamato della sua esperienza politica e, da reale “proprietario” del partito “impresa”, ha lasciato il vuoto alle sue spalle; dall’altro, le sue principali proposte politiche sono state clamorosamente sostenute e realizzate, in questi mesi, proprio dal Partito Democratico, o meglio da quello che ne resta, che assomiglia sempre più al “partito di Renzi”.

Eliminazione dell’articolo 18, polemica perenne e strutturale con la CGIL (che non si è dimostrata all’altezza del confronto, abbandonato senza una vera battaglia), eliminazione dell’IMU anche per le fasce più ricche della popolazione, aumento della soglia nell’utilizzo del contante nelle transazioni finanziarie, totale appiattimento sulle posizioni di Confindustria, sgravi fiscali enormi concessi agli imprenditori in cambio di (pochi) posti di lavoro sempre più precari, nessuna attenuazione dell’emergenziale legge Fornero, che obbliga al lavoro fino alla soglia dei 70 anni (il che significa, in altre parole, una forte riduzione del benefit della pensione, uno dei pilastri dello stato sociale che l’Italia aveva in passato).

Molti elettori di destra, c’è da scommettere, faranno dunque alle prossime elezioni comunali ciò che i berlusconiani della prima ora hanno già fatto da tempo in Parlamento: sostenere Matteo Renzi con il loro voto determinante (si pensi a personalità del calibro di Denis Verdini, Angelino Alfano, Roberto Formigoni, Maurizio Lupi, Sandro Bondi, solo per citare i più famosi).

Chi sancirà dunque la sconfitta di Matteo Renzi a Napoli?

Il primo elemento sarà l’attestazione di un’oggettiva maturazione politica di Luigi De Magistris, capace di riscattare una prima fase della sua azione amministrativa non esente da errori e da atteggiamenti poco condivisibili (progetto “Rivoluzione Civile”, ad esempio).

Il Sindaco ha dimostrato che onestà amministrativa, scelte audaci sulla mobilità e sullo smaltimento dei rifiuti hanno avuto positivi riscontri in termini di pulizia delle strade, affluenza turistica e vivibilità in una città i cui problemi sono storici e difficili da risolvere in poco tempo.

Questa centralità della sua figura si esprimerà in una serie di liste civiche tra cui “DEMA”, diretta emanazione della fondazione politico-culturale creata qualche anno fa dal primo cittadino.

L’altro elemento determinante, tuttavia, sarà dato dalla scelta della sinistra che, senza ambiguità, sosterrà De Magistris nella sua campagna per la rielezione.

In particolare Sinistra Ecologia e Libertà, partito ormai in fase di scioglimento finalizzato alla confluenza nel progetto di “Sinistra Italiana”, sarà protagonista, con altre forze progressiste, della lista “Napoli in Comune”.

Questi voti di sinistra, non più disposti ad alleanze col PD e determinanti per la vittoria di De Magistris, saranno sottratti con orgoglio alla politica neo-liberista e tardo-berlusconiana di Renzi; costituiranno, a ben guardare, il vero “schiaffo” politico all’attuale Presidente del Consiglio.

In più essi diranno all’Italia che la sinistra esiste ancora, non si rassegna a diventare renziana e che il progetto di “Sinistra Italiana”, finalizzato a creare un grande partito a sinistra del PD è ormai necessario e come non mai attuale.