È sicuramente un limite che la complessa cultura musicale e teatrale napoletana si esaurisca in una manciata di canzoni, e in luoghi comuni scontati e ripetitivi su personaggi paradigmatici come Eduardo De Filippo, conosciuto come uomo dal carattere spigoloso e come attore e regista severo con i colleghi almeno quanto con se stesso. Detto questo, fa sempre piacere riascoltare canzoni di un tempo, rime e brani tratti dalla ricca produzione partenopea.

"Eduardiana", il tanto pubblicizzato "Omaggio a Eduardo De Filippo" in scena a Casertavecchia nell'ambito del "Settembre al Bordo", non è stato niente più di questo, un evento che sembrava pensato per la televisione piuttosto che per le assi di un palcoscenico. Una rappresentazione, cioè, abbastanza superficiale di ciò che Eduardo è stato per il teatro italiano grazie a opere che, anche se in vernacolo, hanno varcato i confini nazionali conquistando il mondo.

in foto: Lo schermo posto in fondo alla navata sinistra del Duomo di Casertavecchia

Gli importanti attori coinvolti, questo è certo, facevano ben sperare. Peccato che la loro interpretazione sia stata svilita dalla pessima acustica offerta dal Duomo, dove è stato letteralmente ammassato il pubblico accorso numeroso. Le condizioni meteorologiche, infatti, non hanno consentito l'utilizzo del "Teatro della Torre" e la cattedrale non si è rivelata felice come soluzione trovata all'ultimo momento, nonostante scrosci di pioggia fossero caduti fin dal tardo pomeriggio. Pessima anche la scelta di non numerare le sedie sistemate nella navata centrale rispettando file e posti così come indicati sui biglietti: in questo modo semplice e onesto si sarebbe potuto mitigare il malcontento degli spettatori che, già prima di entrare, hanno intonato cori di protesta. Inutili gli schermi posizionati in fondo alle navate laterali perché non inquadravano bene il palco, non erano a fuoco e i riflettori rendevano indistinguibili i tratti dei visi degli artisti. Il via con Lina Sastri, che mai può annoiare nelle vesti di Filumena Marturano. Eppure, a meno di stare tra le prime file, il suo parlato sospirato e sofferto era incomprensibile a causa del rimbombo (o probabilmente di un sound check approssimativo). Bellissima Serena Autieri, intensa quando ha cantato e recitato alcuni versi, meno quando ha letto la corrispondenza caustica tra Eduardo e la Magnani. Fallito il tentativo di Michele Placido di rabbonire il pubblico arrabbiato per via della disorganizzazione: avrebbe fatto meglio a glissare perché se è vero che una signora gli ha urlato "sei bello", un'altra più agguerrita gli ha risposto per le rime. Straordinaria Mariangela D'Abraccio, sia per la presenza scenica che per la voce autenticamente napoletana. La chiusura, un prezioso, piccolo cammeo, è stata affidata a Giorgio Albertazzi, brillante, lucidissimo, coinvolgente. Tra una star e l'altra, Lello Giulivo e Lalla Esposito hanno dato voce alle poesie di Eduardo messe in musica. Apprezzata l'orchestra che si è fatta sentire ed è stata giustamente molto applaudita così come i musicisti ospiti, primo fra tutti il pianista Alberto Pizzo. No, non ho dimenticato Alessandro Preziosi. Il bravo attore era tra i più attesi dalla platea femminile e il suo largo sorriso ha fatto sospirare la maggior parte delle donne presenti. La già precaria visibilità del palco, tuttavia, è stata completamente offuscata da ragazze, e diverse signore di mezza e tarda età, che si sono accalcate in prossimità dell'abside e delle colonne per guardarlo più da vicino, mettendosi perfino sulla traiettoria del fascio di luce del proiettore e così oscurando a tratti gli schermi. Per quanto mi riguarda, vi offro il mio personalissimo punto di vista dell'intero spettacolo con queste foto. Vedete in fondo? Tra le colonne, tra le teste? Quella figura deformata era Michele Placido e sono riuscita perfino a strappare uno scatto ad Alessandro Preziosi, sempre che riusciate a identificarlo.

Da sinistra: Michele Placido (giuro che è lui!), Alessandro Preziosi (ho dovuto aspettare che si spostassero
parecchie teste prima di scattare la foto) e San Pio (che mi guardava benevolo alla mia destra)

In sintesi, "Eduardiana" valeva il costo del biglietto (20 euro compresi diritti di prevendita e di agenzia) per la carrellata di ospiti presenti, ma in pratica nemmeno per quelli, considerate le condizioni in cui si è svolto lo spettacolo. Meglio starsene a casa con la tv accesa su una di quelle trasmissioni che di tanto in tanto ripropone la Rai con la presunzione di offrire un omaggio a Napoli, alla sua musica e al suo teatro: almeno puoi sederti in poltrona, o fare qualcosa di utile tra una canzone e l'altra. Ma non sarebbe stato meglio perlomeno avvisare il pubblico che conveniva avviarsi con largo anticipo perché "chi prima arriva meglio alloggia" come accade per i concerti allo stadio? Al contrario molti, me compresa, sono stati confinati nelle file laterali e nemmeno su una sedia, ma su una panca di legno durissima che ha messo a dura prova terga e schiena dovendo stare seduti per circa due ore… E San Pio mi è testimone! Per la cronaca, il mio biglietto prevedeva il posto numero 21 in quindicesima fila…

Il mio biglietto per "Eduardiana"

A proposito, di seguito riporto il comunicato ufficiale diffuso dall'organizzazione, che spero non sia stato ripreso tale e quale dai quotidiani e dai media in generale

«Il Duomo stracolmo di appassionati e curiosi, 150 minuti di musica, recitazione e applausi a scena aperta, sei divi in cerca di Eduardo: “Eduardiana” ha superato anche l’ostacolo maltempo. A “Settembre al Borgo 2014” una parata di stelle della scena italiana è andata in scena per rende omaggio a De Filippo nel trentennale della scomparsa. La serata-evento, inizialmente prevista al teatro della Torre, è stata all’ultimo momento, spostata nel Duomo.

Ognuno ha portato un dono, a modo suo: a cominciare da Lina Sastri, che ha recitato un brano tratto da “Filumena Marturano”  fino all’inesauribile Giorgio Albertazzi, che ha citato la “Tempesta” eduardiana guidato dall’istinto del momento.

Molta musica durante lo spettacolo ideato da Nunzio Areni e Antonio Sinagra: sia Mariangela D’Abbraccio che Serena Autieri hanno cercato di unire poesia e musicalità. La prima con “Poesia alla memoria” e un estratto da “Gli Esami non finiscono mai”; la seconda

ha letto uno scambio epistolare tra Eduardo e la Magnani e ha recitato l'unica poesia dedicata a lei, "Nannarella". Alessandro Preziosi ha letto alcuni passi da “L’arte della Commedia” mentre Michele Placido ha recitato “Nu pianofforte ‘e notte” e un brano tratto dal terzo atto di “Napoli milionaria"».