Una finestra, immenso sguardo verso l’avvenire: sagome confuse ondeggiano tra le vie e gli alti lampioni della città. Le ombre della vita si rincorrono sull’asfalto; poi, l’oscurità ti avvolge, in un caldo abbraccio materno.

Lenta, si consuma la candela al buio, toglie il fiato e crea spettacoli di luce incomprensibili; e cominci a tessere, paziente, attimo dopo attimo, la ragnatela del presente di variopinti e fragili fili di seta.

Ad un passo dall’orizzonte indefinito, inizia la tua storia di sogni infranti, ancora da realizzare, gioie immense troppo brevi da assaporare, battaglie perdute o mai combattute, vittorie troppo belle da intrappolare con l’inchiostro.

Attimi infiniti si poggiano gli uni sugli altri, polvere di matite colorate riempie magicamente i cassetti del tuo cuore; come nella roccia, scolpisci secondi troppo fugaci, in un tempo che tutto travolge e poco lascia, per fermarli, tenerli al sicuro dentro di te o, talvolta, tentare di distruggerli.

Occhi coperti da un velo che non si può risollevare vagano come un valoroso cavaliere  nella fitta nebbia del domani; cerchi il sole, un brivido che scaldi, una dolce salsedine, mentre nell’animo si agita l’ansia del futuro.

Poi l’alba, finalmente, disegna il labile confine tra “eri” e “sei”.

Una frizzante brezza mattutina inonda i teneri polmoni di una forza sempre nuova; un passato ingiallito si posa sulla tua spalla, mentre ricominci a tessere i tuoi ricordi, ad intrecciare una trama così resistente da sopportare il peso di enormi manciate di attimi, ma fragile ed esile da non tollerare una lacrima.

Un nuovo sole oltrepassa le nuvole dell’esistenza. Fugge, come un ladro verso l’avvenire: il ricordo.

Nuovi cieli e nuove terre, orizzonti sconosciuti si stagliano dinanzi ai tuoi occhi e si risvegliano nel profumo di primavera; ali di vento ti accarezzano, ti abbracciano, ti avvolgono in silenzio.