A distanza di 11 anni dalla caduta di Saddam Hussein, una parte importante del Paese cade nella mani dei terroristi di Dāʿish, gruppo fondato nel 2003 durante la Guerra in Iraq.

Attivo tuttora nella guerra civile siriana e in Iraq, dove ha occupato nel gennaio scorso la città di Falluja, è colpevole di numerosi crimini contro l’umanità.

Questo gruppo da due giorni sta facendo terra brucciata nella città di Mosul, la vecchia Ninive, l’antica capitale dell’Assiria, posta sulla riva orientale del Tigri, a 350 chilometri dal capitale Baghdad.

I morti accertati finora sono 75 tra la popolazione civile e i membri dell’esercito iracheno, che non riesce ad avere il controllo del Paese.

Infatti, il consiglio provinciale di Mosul oggi ha chiesto l’aiuto al governo regionale curdo, con l’invio dei combattenti curdi, i Peshmerga.

A sferrare l’assalto sono stati i miliziani qaedisti che, come nel vicino conflitto siriano, sembrano agire sempre più per fomentare ulteriori tensioni tra sunniti e sciiti e radicalizzare un conflitto che va ben oltre i confini nazionali tra Siria e Iraq.

Questo massacro sta avenendo dopo che i terroristi hanno assaltato il campus universitario nella città di Ramadi, 100 chilometri a ovest di Baghdad, capoluogo della turbolenta regione occidentale irachena, prendendo in ostaggio studenti e impiegati.

Un vero e proprio bagno di sangue nel paese martoriato dalla guerra civile.