Quando entriamo nella piccola stanza per le conferenze stampa nell'edificio della polizia tributaria della Guardia di Finanza a Napoli, la ressa di telecamere e fotocamere è grande. Il terrore riga il volto del direttore del Museo Van Gogh di Amsterdam: "Questi dipinti sono sopravvissuti a quindici anni in mano alla malavita, speriamo che sopravvivano anche alla giornata di oggi". Un collega mormora una massima: "Culo che non vede mai camicia…" sottolineando che una volta tanto che le Fiamme Gialle possono spararsi una posa davanti agli obiettivi fanno bordello non essendo abituate.

Quando arrivo a Vico Cotugno, qualche ora dopo, l'aria è pesante. "So arrivati e' strunz" apostrofa un ragazzo appena ci vede con le macchine fotografiche in mano. La polizia ha perimetrato e non ci fa avvicinare al porticato sotto il quale i due gregari dei "Capitoni" sono stati trucidati da sette – otto proiettili. I giornalisti no, ma i ragazzini col cellulare sì, e infatti si appostano vicino all'inutile ambulanza a scattare foto ai morti. Quella è la roccaforte dei Lo Russo, qualche tempo fa fu effettuato un blitz e nelle case decrepite all'esterno e furono trovati arredi tanto sfarzosi da fare invidia a un imperatore all'interno. Ma i Lo Russo non valgono più molto da queste parti, infatti non c'è nessuno che sbraita, che inveisce, che giura vendetta contro i rivali. La gente si affaccia ai balconi e osserva. Noi ci inoltriamo in una vecchia ASL abbandonata, un edificio che cade a pezzi, vandalizzato, con sedie a rotelle e lettini medici sparsi a caso tra scalinate e porte sfondate. Uno scenario da film di zombie, infatti qua dentro i tossici vengono a sfondarsi e le siringhe di eroina a terra lo testimoniano. Saliamo sul tetto e da lì riusciamo a vedere la raccapricciante scena: una lunga scia di sangue, un fiume dentro il quale galleggia uno dei due corpi.

Solo poche ore prima ci avevano detto: "Grande colpo alla camorra, recuperato il tesoro del clan". Ovvero, recuperato il tesoro di Raffaele Imperiale, un manager del narcotraffico introvabile che vive a Dubai e non può essere estradato e processato. Un impero costruito con la droga venduta dagli "Scissionisti", dagli Amato-Pagano, che diede il via alla prima faida di Scampia. Le strette di mani tra procuratori, magistrati, direttori di museo, ispettori capo, davanti alle due tele di Van Gogh dal valore di cento milioni di dollari, e la scia di sangue, qualche ora dopo, sotto un porticato di merda in via Cotugno. Forse c'è un senso, un certo simbolismo nelle due immagini messe una accanto all'altra, come su tutte le prime pagine dei giornali cittadini di oggi, ma io proprio non riesco a coglierlo. Poi, in serata, sui Monti Lattari (che sono le piantagioni di Narcos a pochi chilometri dal Vesuvio) un altro morto, crivellato di pallottole. Io, ancora, non colgo il nesso…