Nel (modesto) panorama musicale napoletano -e mi riferisco alla modestia del numero delle iniziative e dei luoghi musicali che la città offre- esprimere un qualsiasi giudizio sull'eccellente, e quasi centenaria, opera culturale e divulgativa della "Associazione Alessandro Scarlatti, Ente Morale" può apparire ardimentoso più che presuntuoso. Specie se chi si avventura in tematiche musicali non è per nulla "musicofilo" non essendo in grado, neppure, di distinguere un si bemolle (che è l'undicesimo semitono della scala cromatica a partire dal Do) da un do diesis (che mi dicono essere la tonalità di Do diesis minore incentrata sulla nota tonica Do diesis).

È con grande prudenza, quindi che, sulla scia dell'esaltante esperienza musicale vissuta ieri sera, nell'elegante cornice del teatro "delle Palme" di Napoli, m'avventuro, con toni sommessi, a qualche considerazione di… circostanza.

Bene! Lo Statuto dell'Associazione, che vanta fra i fondatori illustri personaggi del secolo passato, fra i quali ricordiamo Salvatore Di Giacomo, si propone "la finalità di far conoscere la musica antica italiana". Obiettivo che, col tempo, non poteva non espandersi fino a comprendere le musiche dei maggiori compositori europei dei secoli dal XVI al XVIII. Iniziarono, così, le memorabili esibizioni con successi mietuti in tutt'Europa: Parigi (1954), Granada (1955), Amburgo, Mannheim, Colonia, Berlino (1956) per citarne solo alcune degli anni '50 (da Napoli a Berlino, nel 1950 occorrevano circa diciannove ore di treno!)

La mission odierna dell'Associazione s'è evoluta rispetto all'originaria finalità di divulgazione (anni '20) della "musica antica italiana", fino a giungere, nel 2009, a festeggiare" con una serie di grandi concerti orchestrali di eccezionale rilevanza, "Quattro Secoli di grande Musica" con l'organizzazione di significativi ed onerosi progetti divulgativi di vario tenore e significativa valenza.

Le immortali note degli autori classici quali Johann Sebastian Bach, Joseph Haydn, Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig Van Beethoven, Joseph Haydn, Johannes Brahms, Felix Mendelssohn, Frederick Chopin, Piotr Ilic Ciakovsky, Franz Schubert, e Robert Schumann (per citare i "massimi") inondarono le sale di concerto di tutt'Italia offrendo ad un vastissimo pubblico ore di sublimi estasi musicali. Né mancò l'attenzione dell'Associazione Scarlatti verso le opere dei "moderni" diffusamente rappresentati nelle sale concerto di tutt'Italia ed all'estero. Ricordiamo: Bela Bartok, Claude Debussy, Sergei Prokofie Gustav Mahler, Maurice Ravel, Dmitri Shostakovich, Richard Strauss. Per passare, in tempi più recenti, alle rappresentazioni (orientate ad un pubblico particolarmente raffinato, competente ed esigente) delle opere dei "moderni" (vissuti fra il XIX e XX secolo): Leonard Bernstein, Benjamin Britten, Gustav Holst, Carl Orff, George Gershwin, Ottorino Respighi, Jean Sibelius, per citare i maggiori e più rappresentati.

Ampio spazio, grandi concerti e pubblico… da stadio… (hoc erat in votis) per le rappresentazioni dei grandi compositori classici che si sono dedicati in modo totale o assolutamente prevalente alla musica lirica, in primis Richard Wagner e Giuseppe Verdi. Diffusione, quindi, della "buona musica" costi quel che costi, per tentare di avvicinare quanti più starti possibile della popolazione (e della gioventù in primis) verso l'arte musicale.

Ma cos'è la musica?

La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori

Johann Sebastian Bach
Scomodiamo S. Agostino (Aurelio Agostino 354-430) che così sentenzia: "La musica è la scienza del modulare bene. La musica è scienza del muovere bene, si può dire che è mosso bene tutto ciò che è mosso secondo leggi numeriche nell’osservanza delle misure dei tempi e delle lunghezze" (da De musica, I, 2–3 – 391)

E ci è di conforto anche il pensiero dell'immortale Cartesio (René Descartes 1596-1650): "La musica ha lo scopo di divertire e di suscitare in noi diversi sentimenti."

Ed in tempi più vicini a noi: Hans Heinrich Eggebrecht (1919-1999): "La musica, come nessuna altra arte essa può sanare e consolare, abbellire ed esaltare, stimolare e placare, sedurre e fortificare l’uomo nella sua sfera esistenziale (da “Che cos’è la musica”, con Carl Dahlhaus – 1985).

Mi fermo qui consapevole che troppe citazioni rischiano di appesantire qualsiasi discorso.

Dove vorrei giungere dopo tali premesse?

Vorrei poter affermare, temendo poche le smentite, che nei "salotti" musicali: teatri, sale di concerto, festival e, perché no, nelle prestigiose residenze private, nelle sale parrocchiali, nei musei, nelle pinacoteche, nelle variopinte feste di piazza, ed ovunque si propone musica (operistica classica o lirica) sembra che essa sia destinata solo ai cosiddetti "intenditori". Mi spiego.

Il parterre del teatro Delle Palme, che ieri ha ospitato, a Napoli, un magnifico concerto, organizzato dall'Associazione "alessandroscarlatti", della Mahler Chamber Orchestra diretta dal maestro Daniel Harding, era costituito, in assoluta prevalenza, da una "popolazione" di settantacinquenni ed ultra. Una vasta distesa di teste "bianche" s'estendeva dalle ultime file fino a lambire il palcoscenico dove i maestri Primi e Secondi Violini, Viole, Violoncelli, Contrabbassi, Flauti, Oboi, Clarinetti, Fagotti, Corni, Trombe e Timpani, che costituivano un' omogenea e stupenda macchia di eleganti abiti scuri, di quarantaquattro elementi (di diciassette nazionalità diverse) hanno suonato brani di Wolfgang A. Mozart (1756-1981) nel religioso silenzio dei circa mille presenti. Ma chi erano "questi presenti" ? Di giovani, under trenta, ne ho contati non più di una decina. La maggior parte erano "abbonati" (cui, discutibilmente, erano stati riservati i posti delle prime venti file; mentre i paganti si son dovuti contentare di accomodarsi dalla ventunesima in poi, spalle alla parete di fondo). Pochi i programmi di sala a disposizione degli intervenuti. Dalle locandine affisse nell'atrio i non abbonati, come me, hanno appreso che sarebbero state eseguite musiche di Mozart: Sinfonia 39, 40 e 41.

All'ora convenuta con il rituale applauso (di incoraggiamento?) al maestro Harding ed agli orchestrali, e dopo gli immancabili rituali "colpi di tosse finali" inizia, nella penombra delle pessime luci di sala, l'atteso concerto. Silenzio in sala! La bacchetta del maestro vibra veloce, gli strumenti secondano i rapidi movimenti dell'esile Maestro Harding (troppo stretto in un elegante doppiopetto per nulla confacente al momento). Ma cosa stanno suonando, mi chiedo (e con me certamente se lo chiedono in tantissimi sprovvisti del programma di sala) delle tre sinfonie previste in esecuzione? Le note che riempiono la vasta cavea del teatro sono quelle della sinfonia K543 o della K 550? E lo svollazzar delle bellissime note nell'aere sono quelle "dell'andante con moto"? o sono quelle del "minuetto-Allegretto". E dopo la breve sosta che il Maestro ha ordinato ai musici si riprende con un "andante"? o con un "allegro vivace"?

Si dà tutto per scontato! Come se il saper ascoltare musica e saper individuare il "brano in esecuzione, fosse evento riservato solo ai musicofili ultraottantenni. E chi s'affaccia al fascinoso ed ammaliante rapimento della "classica" per la prima volta che fa? ascolta note in libertà senza capire e sapere a quale brano appartengono? Deve ascoltare e basta? Ha, ovviamente, l'obbligo di spegnere il telefonino, reprimere i moti di tosse, non sbadigliare, non masticare chewing gum, ma non il "diritto" di sapere cosa sta ascoltando in quel momento; lui che non ha potuto o voluto dedicarsi alla musica prima d'ora. Secondo la mia modesta, ed incompetente, visione della "promozione musicale" non è in tal modo che si deve operare.

Per "avvicinare" ed "educare" all'ascolto della buona musica. Non pare corretto dar corso ad un concerto senza un'adeguata, seppur rapida informazione, per i neofiti, di ciò che accade. Non dico che uno speaker dovrebbe presentarsi al proscenio ed annunciare: "signore e signori il Maestro Daniel Hardin e la Mahler Orchestra eseguiranno ora la sinfonia in mi bemolle maggiore K543 di Wolfgang Aamdeus Mozart" Sarebbe chieder troppo. Ma utilizzando i messaggi videoilluminati (che tutti i teatri del mondo hanno da tempo felicemente sperimentato) si dovrebbe fornire al vastissimo pubblico "non musicofilo" una corretta informazione. Di più: se ier sera avessi potuto leggere (su di un chiaro display) quale brano sarebbe stato eseguito, abbinando la visione ottica di esso alle note in esecuzione, avrei memorizzate molto meglio, e per molto tempo a venire, quella sinfonia. Con la conseguenza che, forse, non avrei più confuso la mitica K550 con la più austera "Jupiter" che è la meno nota e fascinosa K551. La presunzione di credere che tutti quelli che ascoltano musica "dotta" sappiano riconoscere il brano in esecuzione alla prima battuta è un atto di sublime arroganza musicale che nuoce e nega l'assunto statutario di ogni associazione, fondazione, istituzione musicale che si propone lo scopo nobile, ma pessimamente conseguito, di diffondere la musica.

"La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori" (Johann Sebastian Bach)… ma, suvvia, ditemi almeno cosa suonate.