Riuscireste ad immaginare una vita senza Wi-fi, senza internet, senza connessione?

Io no. Mi sono accorta di essere diventata totalmente dipendente e se non vedo quelle 3 linee comparire sul desktop del computer o sul telefonino, mi viene l'ansia. Lo so bene, ci sono cose decisamente peggiori al mondo ma da nativa digitale quale sono, lasciatemi fare i capricci quando manca la connessione. Più che capricci, convulsioni ma andiamo avanti.

A che serve sto benedetto internet? Ma che razza di domanda è? Internet serve a tutto, è una sorta di oracolo onnisciente digitale, un servizio che offre quello che c'è da sapere a portata di mano  e persino per leggere questo articolo vi serve una connessione.  Come scrivevo nel primo post, oramai curo più la mia presenza on the web piuttosto che quella fisica e qua c'è decisamente qualcosa che non quadra. Distinguiamo innanzitutto fra

  • *Avere Internet
  • *Essere su Internet

Ai più potrebbero sembrare concetti identici ma in realtà non è così. Affatto. Vi ricordate quando alle elementari vi spiegavano le distinzioni fra il verbo "essere" e quello "avere"? Ok, questo è un altro discorso.

Avere Internet significa "Ho una connessione, vado sul sito che mi interessa, ottengo informazioni, guardo un video, fatto." E questa non sono io. O perlomeno questa sono stata io ai tempi del 56k e quando il modem faceva quegli strani rumori per collegarsi.

Essere su internet invece è il concetto di prima più " Una vita parallela dove posso mettere contenuti, condividerli, commentare, mi piacizzare, parlare con altri utenti, esprimere opinioni e gusti e chi più ne ha, più ne metta". Questa sono io. E scommetto che gran parte di voi che leggete, vi identificate più nel secondo profilo.

Vita parallela. Nient'altro. E sul web c'è chi questa "second life" la preferisce nettamente diversa da quella reale e chi invece la mantiene uguale uguale. Io, da eterna indecisa quale sono, ho sempre cambiato atteggiamento, o meglio, il mio alter-ego virtuale non ha mai mantenuto la stessa personalità digitale nel corso degli anni. Che posso farci? Ho passato la mia crescita adolescenziale ai tempi di internet e come tale ho avuto i miei cambiamenti perpetuati nella rete. Ammetto che, se in passato il mio account digitale era un fanatico di, in ordine cronologico TarantinoVideogamesCosplaymangaanime, oggi è invece un pò più "infighettito" e metto giù termini e paroloni complicati tanto per far credere alle aziende dove mando il curriculum, che hanno di fronte una professionista del settore. Chi è in rete da più tempo può capire questo atteggiamento camaleontico e, non a caso, sono nati infatti diversi siti che promettono di ripulire la tua immagine online ( nel caso abbiate fatto qualcosa di compromettente come indossare una maglietta con su scritto "amo gli orsetti del cuore" e mandarla su instagram, ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale). Sto divagando, come al solito. Una volta che possedete questa vita parallela, bè non potete fare a meno di controllare quello che si dice su di voi, quello che dite voi, se tizio ha parlato con caio e se caio ha cornificato tizia, etc., etc. Una volta entrati in questa super mega piazza digitale, non si può far a meno di guardarsi intorno e magari di dire la propria, è naturale.

Tornando perciò alla febbre da connessione, vorrei elencarvi alcuni personalissimi stadi di evoluzione della schizofrenia da assenza di Wi-Fi. Avete il vostro dispositivo in mano o su una scrivania. Accendete e improvvisamente vi accorgete di una deplorevole schermata di errore: "Non è possibile stabilire una connessione con il server" o messaggi tecnici del genere, freddi e indifferenti che non esprimono a dovere il vostro stato d'animo del momento. Sì, cari computer e aggeggi elettronici, quando mi dite "Non è possibile stabilire una connessione con il server", mi fate incavolare ancora di più perché dovete scrivermelo semplice e chiaro che non riuscite ad attaccarvi ad una linea wi-fi. Non c'avete il coraggio di scrivere "Non riesco a farti avere Internet perché sono solo un pezzo di latta senza cuore e il modemchiavetta è ancor più insensibile di me". Ed ecco che scatta il senso di incredulità. No, non crediamo sia possibile e scatta la guerra al tasto F5 o a qualsiasi cosa aggiorni la pagina. Aggiorna. Aggiorna, dannato, non è possibile. Arriva dunque l'arresa. Capiamo che il problema non deriva dal nostro device ma da entità ben più grosse e maligne, forze oscure inespugnabili e più potenti di noi. Incominciamo a guardarci intorno, capiamo che è tutto spacciato, finito e proviamo ira. Non meritiamo tutto questo, internet ci è dovuto e l'assenza di wi-fi diventa così una punizione divina. Incominciamo a pensare "Proprio quando mi serviva!" o "Succede sempre quando stavo per rilassarmi!" come se il karma ci stesse dando una lezione per quella volta che non abbiamo fatto la differenziata o abbiamo mandato via duramente il "vucumprà" delle rose. Ci sono i più irruenti che preferiscono sfogare la propria rabbia al primo assistente telefonico sotto tiro, i quali il più delle volte non hanno la minima idea del perché manchi la connessione, e poi quelli passivi che stanno lì ad aspettare fin quando non rivedranno la splendente schermata di Google. Passata la rabbia, e qua ogni essere umano la somatizza in maniera diversa, scatta la depressione. E adesso che faccio? Cosa mi rimane?

Cosa ti rimane, caro utente senza internet? Ti rimane una vita vera da vivere, ti rimane il cane da coccolare, il compagnoa con cui parlare, il profumo dei fiori, il sole che risplende sul tuo viso…Naaa, al massimo ti rimane la spazzatura da buttare, la casa da pulire, il lavoro da finire, il cane che ha scacazzato sul pavimento, il compagnoa che si lamenta, etc.

E poi ci chiedono perchè evadiamo e scegliamo questa vita parallela digitale.