in foto: Credits: Giacomo Latorrata

Quando Arthur C. Clarke scrisse "Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia", non era ancora arrivata al livello di definizione odierna l'incredibile mostra ‘Digitalife: Immersive Exhibit' presso il Macro di Testaccio a Roma. Ed è un peccato, perché tra le mura de La Pelanda, Arthur avrebbe trovato la conferma alle sue supposizioni. Spazi reali che diventano virtuali, stanze virtuali che sembrano vere, decostruzione totale delle coordinate spazio-temporali, situazioni utopiche e allucinatorie, avvolgenti quanto estranianti.

Credits: Giacomo Latorratain foto: Credits: Giacomo Latorrata

La sezione del Romaeuropa Festival dedicata all'interazione tra discipline artistiche, ricerca scientifica e nuove tecnologie, curata per la sua settima edizione da Richard Castelli, è riuscita quest'anno a lasciare senza parole veramente tutti. Il merito più grande va alle opere in mostra, ideate e progettate da Shiro Takatani, Christian Partos, Kurt Hentschlager e NONE, rispettivamente padri delle installazioni 3D Water Matrix / St\ll, 3D Water Matrix / The Sorcerer's Apprentice, ZEE e DeepDream_Act II.

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Si tratta di tre stanze differenti, ideate tutte per una fruizione numericamente limitata, in modo da permettere la massima interazione con il tema promosso dall'opera stessa. Tre spazi sperimentali legati dalle parole chiave: immersione, fluidità, devirtualizzazione. Questi sono i tre capisaldi scelti da Castelli per descrivere le installazioni, capaci di utilizzare un connubio di linguaggi artistici differenti per trasmettere una propria visione della Digitalife.
Devirtualizzante è l'opera del collettivo NONE, che si concentra sul ruolo del web quale collettore e ridistributore di vouyerismo e futilità. Un web che diventa materiale, tangibile, una vasca senza limiti in cui nuotare, perdendo la concezione di spazio e tempo grazie a specchi, luci e video che moltiplicano le nostre ossessioni virtuali all'infinito. Fluida è invece l'invenzione 3D Water Matrix di Takatani. Un vero e proprio medium audiovisivo, una macchina robotizzata che scolpisce sculture d'acqua in tempo reale creando una continua illusione di forme e immagini durante i due spettacoli St\ill (di Takatani stesso) e The Sorcerer's Apprentice.

Ideato dallo scultore svedese Partos, quest'ultimo spettacolo vede utilizzate 900 valvole elettroniche controllate dal computer per comporre ipnotiche figure che abitano lo spazio in una danza fluida. Dall'acqua si passa poi all'immersione totale con ZEE, l'opera che, attraverso una fitta coltre di nebbia, invita lo spettatore a esplorare un ambiente astratto e allucinato. Vietata ai minori di 18 anni, l'installazione è un vero e proprio trip alienante, in cui luci stroboscopiche e impulsi visivi illuminano la nebbia creando strutture caleidoscopiche tridimensionali in una costante animazione capace di generare un senso acuto di spaesamento, perdita della realtà e sensazione temporanea di perdita della vista.

Credits: Giacomo Latorratain foto: Credits: Giacomo Latorrata

Un universo parallelo, eppure così reale e vicino, a pochi metri dal centro di Roma. Descrivere in poche righe le forti sensazioni trasmesse dall'interazione con queste opere non solo sarebbe difficile, ma altamente riduttivo. Per questo il consiglio, quello più grande, è quello di andare per provare, vedere, credere.

Scopri tutte le informazioni: romaeuropa.net/digitalife