Fino a tarda sera fianco a fianco con un traduttore, seduti su un divanetto al piano superiore della Libreria Spartaco, piegati su una pila di fogli stampati, zeppi di correzioni a penna e matita, i visi illuminati solo da una lampada e dallo schermo del mio portatile per difenderci dall'attacco delle zanzare. Torno a casa. Accendo il televisore, stanca di tante, troppe parole scritte. La notizia del giorno l'ho seguita sulle testate on line e, ai cinguettii di commentatori professionisti e politici su Twitter, ho preferito le considerazioni dei miei amici su Facebook.

Eccolo lì. Silvio Berlusconi compare sullo schermo. Volto tirato. Guarda nell'obiettivo della telecamera, ma gli occhi non sono ammiccanti come al solito. Sembra avvilito.

in foto: Silvio Berlusconi

Racconta la storia di un giovane e promettente imprenditore che è partito dal nulla e ha costruito un impero. Narra le gesta di un semplice cittadino che ha deciso di scendere in campo ed è riuscito a guidare un Paese per più di vent'anni, grazie ai voti degli italiani. Vincente sempre e comunque. Anche dopo le pseudo sconfitte elettorali. Anche dopo una condanna definitiva per frode fiscale. E, poi, la voce rotta dalla emozione, Berlusconi parla di un uomo che è stato pugnalato alle spalle da una magistratura irresponsabile.

Io sono una donna emotiva. Piango quando vado al cinema. Piango quando leggo un libro. Mi è capitato persino in treno.

Quando dalla bocca di Berlusconi escono le parole "limitazione della libertà personale", gli occhi bassi, una smorfia per trattenere la commozione, quasi quasi cedo perché è un tema che sento. Penso a quel poverino aggirarsi solo, incredulo, barcollante, l'ombra di se stesso, nelle stanze della sua villa. I soldi non fanno la felicità, soprattutto se ti vedi limitata la tua "libertà personale". I ragazzi del Grande Fratello ne sanno qualcosa.

A un certo punto mi ricordo che mi fanno sempre un po' strano quelli che parlano di sé in terza persona. Poco dopo leggo su Facebook lo "stato" del bravo traduttore con il quale avevo appena trascorso la serata a lavorare e che per campare fa il vicepreside in un istituto superiore in provincia di Caserta. Lui suggerisce: "Servizi sociali 1: a scuola mia, nella guardiola, a guardare lo schermo per aprire e chiudere il cancello". E ancora: "Servizi sociali 2: a fare il manto sopra il tetto della scuola in vista delle piogge d'autunno".

E allora, come un'illuminazione, mi viene in mente una poesia di Charles Bukowski che s'intitola "Esame" e fa così

"Ah sì, sono un bravo ragazzo,

appena resta poca carta igienica, tolgo il rotolo ne rimetto uno ben pieno.

Non vivo solo e sono cosciente che un'improvvisa ricerca nervosa

di quel rotolo di carta

può mandare in malora i più teneri umori

o scagliare maledizioni sulle piastrelle del bagno.

Bravi ragazzi come me servono a qualcosa in questo mondo difficile".

Dai, Berlusconi, un anno passa in fretta.