http://www.youtube.com/watch?v=jnjj8ZmEaVo

Scrivo appena dopo aver visto la copertina di Maurizio Crozza a Ballarò. Tra l'altro, essendo stata questa la puntata topica dell'intervista di Floris a Berlusconi, si tratta di una copertina subito condivisa nei social network e ripresa da diversi siti.

Ma soprattutto, scrivo dopo aver letto i commenti al video: utenti entusiasti  si complimentano con il comico perché la sua sarebbe satira vera. Del resto, è così che la definiscono anche gli specialisti:  Tvblog  ad esempio, riprende ogni settimana l'apertura di puntata di Ballarò parlando di "satira";  la critica Marida Caterini ha recensito la prima puntata di Crozza nel paese delle meraviglie scrivendo che si tratta di "uno dei pochi appuntamenti satirici degni di questo nome".

Senza nulla togliere a quel gioiellino di televisione che è il programma di Crozza su La7, io non scomoderei il termine "satira" per il comico genovese. Non perché io sia una purista del genere, ma perché quella di Crozza è ironia: dignitosissima ironia, ma non satira.

Siamo talmente disabituati ai contenuti satirici che nemmeno li distinguiamo più: basta che la comicità sia ad un livello autoriale un po' più alto degli imbarazzanti tormentoni di Zelig e Colorado che subito la etichettiamo come satira. A tal proposito, basti pensare che fino a pochi mesi fa sono stati definiti satirici persino i qualunquismi di Brignano su casta e traffico; due sempreverdi che fini pensatori da bar tirano fuori la domenica mattina, con la differenza che  loro però dicono i nomi di chi li ha fatti incavolare.

La satira invece è decisamente altro: è una critica verso aspetti o personaggi tipici della vita contemporanea (Devoto G., Oli G., 2003). Politica, religione, sesso e morte i temi prediletti. Personaggi pubblici che occupano posizioni di potere, gli oggetti privilegiati. Attaccare le convenzioni, smascherare le ipocrisie, seminare dubbi, proporre un punto di vista oscillando tra sacro e profano, sono i suoi compiti. La risata non è lo scopo ultimo, ma il mezzo attraverso cui veicolare un contenuto.

Si tratta di un punto di vista strettamente personale, perciò necessariamente faziosa: un giudizio sui fatti che accadono. Nasce dalla rabbia, per cui non è affatto consolatoria, ma scandalosa nella sua libertà d'espressione.

Un esempio televisivo su tutti: il fu Daniele Luttazzi.  L'intellighenzia sosteneva che la sua non fosse satira perché cinico, volgare, coprogafo, mica come i comedian americani. Salvo poi scoprire che parte del suo repertorio era farina del sacco degli stimatissimi autori satirici americani, Hicks e Carlin su tutti. Nel frattempo comunque, Luttazzi era stato tagliato fuori dalla televisione: dalla Rai nel 2002 e da La7 nel 2007; un comico che parla delle collusioni tra mafia e politica, preti pedofili e di guerre spacciate per missioni di pace,  fa più comodo fuori dagli schermi che dentro.

A differenza di Luttazzi, Crozza piace a tutti: nessuno obietta sulla sua bravura. Personalmente, uno che mette tutti d'accordo lo trovo alquanto sospetto come eversivo catodico. Se la satira è un punto di vista personale, non può mettere tutti d'accordo.

I politici seduti nello studio di Ballarò sono tranquilli, al massimo fingono di stizzirsi  e niente di più (e no, Alfano non conta).

Il Berlusconi che ringrazia per la gnocca trovata in camerino è una macchietta, così come lo è il Bersani dell' "orco boia, ragassi":  ci dimentichiamo che questi due personaggi sono quelli che si stanno contendendo sulla nostra pelle il futuro politico di un paese al collasso. Il Berlusconi che ricorda genericamente di aver tolto soldi alla scuola, alle pensioni e alla sanità non aggiunge niente di nuovo per lo spettatore di Ballarò; stesso discorso per il Bersani in balia del suo partito.

Ogni volta che vedo un politico rappresentato da Crozza mi viene in mente la querela di Previti a Sabina Guzzanti, secondo cui la satira "assolve la funzione di smitizzare e umanizzare i personaggi famosi favorendo la la diffusione di un clima di tolleranza che attenuerebbe le tensioni sociali" (2003). Il Berlusconi e il Bersani di Crozza infatti mi stanno simpatici.

Insomma, a parte Monti che gli ha rimproverato di aver detto una "buffonata", ma solo dopo aver ovviamente specificato che di solito ride alle sue battute, Crozza non fa arrabbiare nessuno: l'unico episodio degno di nota è il contenzioso con gli utenti di Twitter per quell'inflazionatissima battuta sulla neve che cade a Roma ogni morte di Papa. E due fazioni che si contendono la paternità di una simile ciofeca di battuta la dice lunga sullo stato di salute non dico della satira, ma del concetto più ampio di comicità in Italia.