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Crisi economica: effetti sulla salute e sulla prevenzione

E’ di pochi giorni fa la pubblicazione del Rapporto Censis sulla Sanità da cui emerge che sono sempre di più gli italiani che per ragioni economiche rinunciano a curarsi.

Crisi economica: effetti sulla salute e sulla prevenzione.

Il Rapporto descrive una situazione piuttosto difficile in cui l’assistenza sanitaria è negata a 9 milioni di italiani. Fra questi, 2,4 milioni sono anziani, 5 milioni sono coppie con figli e 4 milioni sono residenti nel Mezzogiorno.
Sono moltissime le persone che non possono permettersi le cure in ambito privato e  chi non ha la possibilità economica  finisce per rinunciare alle prestazioni di cui ha bisogno oppure si affida a quelle a basso costo sul web.
Il fenomeno, rileva il Rapporto, si è progressivamente accentuato in maniera drammatica in seguito alla crisi economica che ha richiesto e richiede interventi di riduzione della spesa pubblica, ma ha anche determinato un  impoverimento delle famiglie
Si è assistito infatti ad un progressivo taglio alla spesa pubblica per la sanità: si è passati infatti da un tasso di incremento medio annuo del 6% nel periodo 2000-2007, a solo il +2,3% nel periodo 2008-2010.

“I tagli alla sanità pubblica – come riportato nel rapporto del Censis – abbassano la qualità delle prestazioni e generano iniquità. Per questo è prioritario trovare nuove risorse aggiuntive per impedire che meno spesa pubblica significhi più spesa privata e meno sanità per chi non può pagare”.

Già avevo portato l’attenzione su questo argomento e ritengo che non sia questa la sede per “fare il tifo” per la sanità pubblica o privata.

Ma alcune considerazioni devono essere fatte.

Risulta difficilmente concepibile pensare di tagliare i costi della sanità andando ad incidere ad esempio sulla prevenzione di alcune patologie “facilmente” prevenibili. Il riferimento è al carcinoma del collo dell’utero (paptest), alle neoplasie utero-ovariche (ecografia transvaginale) ed al carcinoma mammario (mammografia e/o ecografia mammaria).

La prevenzione di queste patologie porterebbe ad una sorta di “investimento” per il futuro, in quanto i costi successivi per curarle sarebbero nettamente superiori in termini di ospedalizzazione e terapie relative.

Talora i programmi di screening regionali non sono così capillari come dovrebbero oppure le liste di attesa per eseguire una mammografia sono esageratamente lunghe, ritardando i tempi di esecuzione dell’esame, con i rischi che ciò comporta.

D’altro canto, è ugualmente difficile da concepire come, da parte di un’utenza attiva in ambito lavorativo, si rinunci ad eseguire uno screening ginecologico annuale con gli esami sopra menzionati (costo medio 200€ annuali se eseguiti privatamente, molto meno di un caffè al giorno servito al bar!), laddove invece si assiste ad una sempre maggiore crescita delle vendite dei telefoni cellulari!

“La salute prima di ogni cosa!”: quindi, penso, meglio una visita di prevenzione in più ed un cellulare di ultima generazione in meno!

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