in foto: – Un ritratto di Eleonora Manara in Emma B– foto di Gabriella Deodado

Immaginate "Madame Bovary", capolavoro letterario di Flaubert, a teatro e stravolto dalla sagace penna ironica di Enza Li Gioi. L'autrice ci presenta una Signora Bovary in chiave moderna: è Emma B, assorta in una pallida routine della provincia francese. L'impatto col palcoscenico è sorprendente per la forte presenza dell'attrice Eleonora Manara dalla fisicità spiazzante. È il primo focus dello spettacolo. Enza Li Gioi ricava dal suo personaggio una femminilità controcorrente rispetto ai canoni attuali, una bellezza boteriana, e al tempo stesso seduttiva. Emma B riesce ad identificare con anticonformismo il canone della ‘donna vera' e ‘desiderabile'. Incarnato roseo, capelli dorati e una buona dose di innato ‘divismo' nei modi. Sarà forse proprio la sua esuberante bellezza che, nonostante la sua ‘generosità' sfoggia con il portamento di una piuma al vento, a salvarla dal torpore di una routine di disagi e frustrazioni. La salverà proprio la sua ‘frizzante leggerezza', quella dei suoi passi incoscienti verso l'amore.

La gabbia emotiva, l'evasione, la leggerezza e il vero sé.

Un ritrotto di Eleonora Manara in Emma B– foto di Gabriella Deodadoin foto: Un ritrotto di Eleonora Manara in Emma B– foto di Gabriella Deodado

Difatti la costruzione del personaggio di Emma B si basa su uno ‘spleen e ideal' particolare in cui noia e disincanto si alternano a vette alte di sogno e aspirazioni: si riversano nel rapporto con gli uomini che la donna incontra e che finiranno per essere amati da lei con totale devozione. Ci mette tutta se stessa in quegli amori che si riveleranno effimeri, ma forse più che amare gli uomini Emma ama la vita e la bellezza. Il contrasto con la gabbia emotiva della sua realtà matrimoniale, monotona e stucchevole, si enfatizza nell'evasione dei momenti trascorsi con gli amanti: euforia, batticuore, una sorta di giovinezza eterna e di eterno femminile abitano Emma, l'adultera che nei suoi tradimenti si rincongiunge finalmente con il suo vero sé, un sé che la vita le ha fatto smarrire, calpestare, sciupando la sua più pura essenza di donna. Brava l'autrice Enza Li Gioi nel dipingere questo personaggio sofisticato e inedito e anche l'attrice Eleonora Manara, che sembra interpretare il suo ruolo con immensa naturalezza. Nonostante qualche errore di ritmo o disarmonia tecnica nel cast, la performance dell'attrice è emotivamente coinvolgente. Il termine più appropriato è ‘calzante', poiché il personaggio scritto da Enza Li Gioi sembra essere cucito ad hoc per Eleonora Manara.

Il dramma che si nutre di umorismo e fa riflettere sull'ambiguità sorniona di ogni esistenza.

Bravo Francesco Laruffa, nei panni del medico Charles Bovary, la cui interpretazione evoca ad arte la prevedibilità inscampabile dei rapporti di coppia in qualità di marito noioso e pedante, ed impeccabile, con la sua recitazione mimica, il governante Tony Caporale, che sfruculia con sarcasmo Emma, alimentando le sue insicurezze con ritmo incalzante. Discreta recitazione nei ruoli degli amanti di Madame Bovary, interpretati da Gabriele Tuccimei e David Mastinu. La direzione artistica di Marielena Masetti Zannini, che si riconferma carica di suggestioni e spettacolarità, la regia di Sabina Pariante e le luci di Carlo Sabelli, come i costumi di Antonio Ventura, ed ancora le scenografie di Antonio Bonaviri, seppur con qualche elemento da migliorare, contribuiscono nell'insieme ad un quadro coerente. Quello di un'atmosfera sempre all'insegna del dramma esistenziale e dell'inevitabile umorismo, che si dispiega nelle vicende inattese della vita e del destino. Destino da cui Emma deciderà di non farsi sopraffare, seppur delusa da amori sbagliati che scoppiano come bolle di sapone, dissolvendo i vecchi bei sospiri in una nitida amarezza. E quando tutto sembra concludersi con la volontà di farla finita, proprio come Marilyn Monroe, tornando a quell'aura di inconscio divismo della protagonista, ancora una volta a salvare Emma sarà la stessa leggerezza di sempre, che la condurrà verso una rinascita interiore. Emma B ritorna ad essere la Venere esplosiva di una volta, col suo portamento regale, il suo sorriso vitale e i suoi abiti vistosi, non a caso nell'epilogo indosserà una corona come una vera regina, che ora, più che mai, ha scelto di governare la propria esistenza. Incantevole la scelta delle musiche, calzanti ad ogni scena, da Maria Callas ad Edith Piaf, da Charles Aznavour a Liza Minelli, da Charles Trenet a Catherine Deneuve, fino ad un'immancabile Je t'aime moi non plus di Jane Birkin e Serge Gainsbourg di sottofondo ad un passionale momento d'amore. Le canzoni selezionate da Enza Li Gioi si incastrano perfettamente nel suo testo, aumentandone a tratti l'enfasi emotiva e nutrendo l'ironia che inonda l'intero tempo dello spettacolo.