Secondo Umberto Eco, la televisione dà la cultura a chi non ce l’ha e la toglie a chi ce l’ha.

L’istinto di sopravvivenza di cui è verosimilmente dotato il personale bagaglio culturale, mi ha suggerito negli anni più recenti di tenermi quanto più possibile alla larga dagli schermi televisivi. Un televisore quindi non ce l’ho per davvero.

Ma ora è probabile che ne acquisti uno. Perché? Per non sentirsi così dementi da pagare una tassa su qualcosa che non si possiede. Certo, i paradossi hanno il loro fascino, per gli antichi greci il paralogismo era qualcosa in grado di superare la logica e quindi dotato di un suo fascino. Ma i paradossi che vanno a intaccare – sia pure impercettibilmente – il portafogli, sono indubbiamente meno simpatici.

L’unica alternativa valida sarebbe rinunciare alla corrente elettrica, in modo da bypassare la “bolletta della luce” che a quanto pare conterrà l’inopinato balzello sui pollici del piccolo, medio o grande schermo. Ma è un’alternativa troppo radicale, la decrescita va bene quando è felice, non quando diventa penitenziale.

In tempi di crisi, del resto, un po’ di distrazione non guasta. E guarda caso, secondo lo scrittore americano Larry Gelbart la televisione è un’arma di distrazione per eccellenza. Distrazione di massa.

R.B.

foto di Micaela Calabresi