in foto: Funzionari Polizia Penitenziaria

A dispetto dei principi e criteri direttivi posti dalla legge delega 7 agosto 2015 n.124 (cd. Legge Madia) in tema di riordino delle carriere delle Forze di Polizia, la bozza di lavoro licenziata dall’Amministrazione penitenziaria violerebbe, principalmente, il principio di “sostanziale  equiordinazione”  del personale delle  Forze  di  polizia  e  dei   connessi   trattamenti economici.

In particolare, viene proposto un numero veramente esiguo ed insignificante di personale dirigente, con un rapporto di proporzione dirigenti/agenti di 1/400 rispetto ai più  favorevoli di 1/108 garantiti alla Polizia di Stato, 1/211 per Carabinieri e 1/148 per Guardia di Finanza.

L’organico della dirigenza del Corpo di polizia penitenziaria non è né incongruo né funzionale rispetto alla dotazione organica complessiva del Corpo di polizia penitenziaria.

La dirigenza così come strutturata non è proporzionata ed efficace e non ha  avuto riguardo alle delicatissime e sempre più numerose funzioni che il Corpo di Polizia Penitenziaria è andato man mano assumendo nel corso degli ultimi anni. Oltre alle funzioni del ruolo direttivo del Corpo di cui art. 6 del D.Lvo 146 del 2000 i funzionari futuri dirigenti andranno a svolgere ulteriori e maggiori compiti, propri ed esclusivi della (funzione di ) Polizia Penitenziaria.

Emerge a chiare lettere di quanto siano esigui ed irrisori i numeri dei posti per dirigenti prospettati dall’Amministrazione penitenziaria, considerato che solo gli istituti penitenziari sono circa 200, a cui vanno aggiunti i Nuclei traduzioni e piantonamenti sparsi su tutto il territorio nazionale, gli Uffici presso il D.A.P. e presso il P.R.A.P., le Scuole di formazione dell’Amministrazione penitenziaria, l’USPEV, l’UCST, il GOM, il NIC, la DIA, la Banca dati del DNA,  e così via.

Ebbene, a fronte di questi oneri e responsabilità in capo ai funzionari del Corpo, l’Amministrazione penitenziaria vorrebbe annichilire, di fatto, le legittime aspirazioni di carriera ed economiche di questi ultimi: i Commissari della Polizia penitenziaria, infatti, stanno ancora attendendo di essere riallineati ai funzionari della Polizia di Stato ed ora, in sede di riordino, si starebbe cercando anche di defraudarli di ogni legittima aspirazione di progressione in carriera. Senza considerare poi che il rapporto di dipendenza gerarchica non solo risulta essere stato superato già a partire dal D.Lvo 80/99, dalle leggi Bassanini e fino al D.Lvo 165/2001, che hanno ridisegnato la dirigenza pubblica  ma, soprattutto, esso non potrebbe giammai intercorrere tra due funzioni (quella di polizia e quella amministrativa) dirigenziali che sono completamente diverse, dovendosi e potendosi, al contrario, disciplinare i rapporti tra i rispettivi dirigenti attraverso il coordinamento e la dipendenza funzionale ( e non, dunque gerarchica), come del resto accade già nell'ambito dell’ordinamento della Polizia di Stato e delle altre FFPP.

In considerazione delle unità di personale,  dell'importanza delle funzioni proprie della Polizia penitenziaria, dovrebbe essere rispettato il rapporto di proporzione personale/dirigente presente nelle altre FFPP e FFOO per attuare i canoni di efficienza ed efficacia della funzione di polizia penitenziaria imposti anche dalla legge delega.

La Polizia di Stato, a fronte di un organico di 114.972 unità, ha un numero complessivo di 1,057 dirigenti, di cui 28 dirigenti generali, 234 dirigenti superiori e 795 primi dirigenti, con un rapporto dirigente/quota personale di 1/108, mentre la Polizia Penitenziaria, a fronte di un organico di circa 44.406 unità, dovrebbe avere complessivamente 400 dirigenti, di cui 10 dirigenti generali, 90 dirigenti superiori e 300 primi dirigenti.

Solo così potrebbe dirsi realizzata una “sostanziale equiordinazione” rispettosa della ratio e dello spirito della Legge delega Madia.

Alessandro De Pasquale (Segretario Nazionale UGL Polizia Penitenziaria)