Lo scorso ottobre è stata resa disponibile la terza edizione dell’osservatorio Email Marketing Statistics, un accurato studio di settore che può fornire agli addetti ai lavori spunti interessanti su come fare email marketing nel 2014.

L’osservatorio è realizzato da Mailup, una delle piattaforme più diffuse per l’invio di newsletter ed email professionali, con a disposizione un database di circa 12 miliardi di messaggi annuali, un campione rilevante da cui si possono dedurre alcune best practices da applicare alle nostre campagne.

1. Posta certificata e template responsive.

Le aziende stanno rivolgendo sempre più attenzione a due aspetti: l’indirizzo di posta certificata e il template responsive. Quest’ultimo aspetto in particolare si sta rivelando sempre più importante: il 30% delle email viene letto su dispositivi mobile (smartphone e tablet) e le campagne di mail marketing devono sapersi ormai adattare a differenti schermi e visualizzazioni.

2. DEM o Newsletter? Quale tipologia converte di più?

Le DEM (Direct Email Marketing) si distinguono dalle comuni newsletter in quanto messaggi pubblicitari inviati su liste in affitto (per ulteriori dettagli vi consiglio questo articolo), ma quale delle due tipologie offre i risultati migliori?

Le newsletter, secondo i dati dell’osservatorio, ottengono un tasso più alto di apertura e click, tuttavia la cifra può essere ingannevole: alla categoria newsletter appartengono infatti anche messaggi con contenuti informativi, che di norma gli utenti tendono a preferire rispetto a quelli pubblicitari. I dati dimostrano che le DEM funzionano bene su segmenti ben profilati, dunque più il target è specifico più possiamo ottenere buoni risultati.

3. Misurare la reattività degli utenti. Come?

Misurare la reattività degli utenti significa quantificare il livello di coinvolgimento; si tratta di un dato importante perché una percentuale troppo bassa può indicare che dobbiamo rivedere la nostra strategia di comunicazione. I principali problemi possono dipendere da questi 3 fattori

  • Contenuti poco interessanti
  • Il messaggio si esaurisce senza implicare un’interazione
  • Scarsa profilazione dei destinatari

La reattività degli utenti viene misurata dall’indicatore CTOR (Click-to-open rate), cioè “la percentuale di utenti che ha cliccato sul messaggio rispetto a chi ha aperto l’email almeno una volta”, in sostanza: il numero di clic unici (CTR) diviso per il numero di aperture uniche (OR).

Infografica osservatorio mailup

4. Tenere pulite le liste per evitare di finire nello spam.

Tenere pulite le liste d’indirizzi ha un impatto positivo sulla nostra reputazione presso le webmail (gmail, hotmail, libero ecc…), riducendo al minimo il rischio che alcuni nostri messaggi possano finire nello spam. A questo scopo possiamo mettere in campo 2 procedimenti solitamente poco praticati

  • Gestire gli inattivi: una percentuale elevata di utenti inattivi ci espone maggiormente al rischio di essere considerati spammers. Agli inattivi dovremmo recapitare messaggi con meno frequenza e con una strategia mirata, cercando di ridestare in loro l’interesse.
  • Disiscrivere chi ci segnala come spam: se il nostro servizio ha sottoscritto un accordo con le webmail per i Feedback Loop (FBL), riceveremo una notifica ogni volta che i nostri messaggi vengono segnalati dagli utenti come spam. Sarà importante disiscriverli al più presto per non danneggiare la nostra reputazione e rischiare che le nostre comunicazioni finiscano nella cartella spam anche di altri utenti.

5. Abilitare la condivisione sui social network.

I dati circa le condivisioni delle email sui social network sono a oggi piuttosto bassi, aspetto che, stando ai dati forniti dall’osservatorio di Mailup, non è da imputare alla scarsa propensione dell’utente a condividere i messaggi di posta elettronica, ma piuttosto alle strategie di comunicazione dei creatori delle campagne, che inseriscono raramente il link di condivisione nei loro messaggi.

Inserire nelle proprie email i tasti di condivisione sui social è importante in quanto permette di guadagnare lettori e nuovi iscritti, incrementando i tassi di apertura, di click e la reattività. Il social che la fa da padrone è Facebook, con l’82% delle condivisioni totali. Molto distaccati sono Twitter e Linkedin (9% e 4%), anche se in crescita.

6. Conoscere i tempi di apertura delle email.

A chi gestisce un ecommerce o deve inviare offerte limitate o comunicazioni urgenti sarà utile conoscere i tempi di lettura delle email. Ovviamente i numeri cambiano da settore a settore, tuttavia alcuni dati generali potranno risultare interessanti.

Entro la prima ora più del 15% apre il messaggio; entro 2 ore la percentuale sale a 27%, fino a toccare il 46% entro 6 ore dall’invio. In 24 ore vengono aperti circa ¾ delle email.

Per avere un colpo d’occhio sintetico sull’osservatorio potete dare un’occhiata all’infografica qui accanto.

E voi? Avete altre best practices di email marketing da suggerire? Raccontate la vostra esperienza!