È l'estate del 2015 quando Dario Bracaloni (polistrumentista) e Guglielmo Torelli (batterista e visual artist) decidono di formare gli Aquarama, un progetto pop fiorentino dalle suggestioni tropicali. Tutto questo è stato sancito il 21 aprile 2017, con l'uscita dell'album d'esordio, Riva, da cui sono stati estratti i singoli Coral e Seapleanes.

Benvenuti Aquarama. Ve lo devo chiedere: come nasce questo nome d’arte?

«Cercavamo un nome italiano dai richiami 60s e marittimi che non rappresentasse il folclore».

Non è così semplice collegare diverse teste pensanti in uno stesso progetto. Voi come fate?

«Lavorare in due è facile per noi, siamo amici e abbiamo chiari ruoli ed obiettivi».

Veniamo al primo singolo pubblicato, Coral. È un brano veramente fresco e moderno. Ci potete raccontare la genesi?

«È nato come una sorta di ballad melanconica, incentrata su un riff di chitarra. Poi piano piano si è evoluta nella sua forma finale».

Ma è proprio vero che, oggi come oggi, un po’ tutti stiamo cristallizzando i nostri sentimenti e le nostre aspettative?

«Non sapremmo rispondere, il testo è fortemente autobiografico e non ha alcuna velleità di descrizione o di critica del presente».

Com’è stato lavorare con Daniel Plentz dei Selton?

«Fantastico, è arrivato in studio con una valigia colma di percussioni e strani oggetti brasiliani, da vero sciamano ha dato a tutti noi un braccialetto porta fortuna tradizionale delle sue terre e si è chiuso per ore in sala a suonare da vero professionista!».

Il singolo è stato estratto da Riva, il vostro album di debutto. Le nove tracce contenute al suo interno hanno tutte storie a sé oppure sono collegate tra loro da un filo logico?

«Sono storie a sé, descrivendo però distinti episodi o momenti di vita che possono anche essere considerati come capitoli di una storia, ma non è questo il loro intento primario».

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Ormai sono passati alcuni mesi dalla sua pubblicazione: quali sono i primi riscontri ottenuti?

«Ottimi, la gente si sbizzarrisce nei più vari paragoni, dimostrando grande passione verso il nostro lavoro! In molti ci dicono di apprezzare il livello dell'esecuzione e questo ci fa davvero piacere!».

So che in questo momento siete in giro con un tour. Come sta andando?

«Benissimo, stiamo girando il paese in lungo ed in largo, man mano il pubblico è sempre più caloroso e lo show sempre più rodato!».

Secondo voi, che stagione sta vivendo il vostro genere musicale nell’Italia attuale?

«Non sapremmo bene identificarci in una corrente, però ci piacerebbe che in Italia in futuro le possibilità per la musica indipendente possano crescere».

Voi fate parte dell’insieme “musica emergente”. A vostro avviso, com’è possibile valutare il vivaio musicale attuale?

«Ci sono tanti musicisti preparati che stanno proponendo cose belle ed interessanti, il mercato estero – soprattutto sull'elettronica – sembra accorgersene».

Ultimamente, sto notando una vasta gamma di artisti nascere a Firenze. Com’è la realtà artistica di questa città?

«Molto variegata, ci sono meno band che in passato ma è fiorita una certa scena di djing piuttosto interessante».

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Il vostro sound mi sembra faccia parte di quella corrente a cui appartengono anche i Clean Bandit. Ecco, rispetto ad artisti di questo calibro, c’è qualcuno in particolare a cui vi ispirate?

«Non conosciamo Clean Bandit, li ascolteremo volentieri! Ci ispiriamo ai Beach Boys, ai musicisti afroamericani del funk, del soul e dell'hip hop. Ci piace tanto anche la musica brasiliana».

Se ci fosse la possibilità di collaborazioni e featuring, avreste già in mente qualche nome?

«Non ci abbiamo ancora pensato, sicuramente allargare il lavoro del secondo album a delle collaborazioni ci appassionerebbe».

Domanda secca: SIAE o Soundreef?

«Blur o Oasis?».

Vedreste la vostra musica in un talent show?

«No, la vediamo sui palchi e negli studi di registrazione».

Futuro: alla fine dell’estate tornerete in studio a registrare?

«Si, abbiamo già iniziato a preparare del nuovo materiale, l'estate – al solito – porterà ispirazione».