Ciò che sappiamo è che il nostro marò, colpito da un attacco ischemico il 31 agosto, sta beneficiando della generosità dell’Alta Corte Suprema indiana che gli ha concesso un “permesso” di 4 mesi, scadenti il 13 gennaio p.v., per curarsi in Italia. Di ciò tutti gioiamo. Pur se ci sconvolge la meravigliosa previsione dell’Alta Corte che ha saputo così indiscutibilmente prevedere che dopo appena 120 giorni ogni patologia ischemica del fuciliere svanirà, come d’incanto, consentendo un ritorno del paziente nella dorata prigione dell’ambasciata Italia a Delhi. Ma anche 120 giorni in famiglia, dopo più di due anni di vergognosa impasse diplomatico internazionale, sono pur sempre un gran beneficio per chi non sa né saprà –a breve- il suo destino prossimo venturo.

A garanzia del generoso benefico l’India ha preteso una personale “dichiarazione d’impegno al rientro” sottoscritta sia dal militare che dal nostro ambasciatore a Delhi Daniele Mancini. Entrambi non hanno avuto obiezioni a rilasciare tale dichiarazione. Ed è ovvio: Latorre ha impegnato la sua propria parola d’onore “che "non commetterà trasgressione alcuna delle condizioni imposte per lui", per cui il 13 gennaio “qualcuno” lo dovrebbe rimbarcare su un aereo (civile?, militare?) e riportarlo in India. L’ambasciatore si è impegnato in nome del Governo Italiano a far rientrare Latorre in India, ma il governo non ha, di fatto, alcuna autorità per farlo se… Latorre avesse un qualche ripensamento per quale che sia il motivo, né il governo potrà mai usare forza coercitiva ed astringere “manu militari” il nostro Fuciliere di marina a salire su di un aereo se non volesse farlo.

Quali scenari si schiudono? Nella policromia dei numerosi possibili eventi ne individuo tre.

Ma l’alto senso dell’onore del fuciliere, ne sono certo, non gli consentirà di tradire l’impegno sottoscritto. L’odierna vicenda, al di là degli aspetti familiari comprensibilmente gioiosi e condivisibili, apre scenari complicati e scivolosi che, con grande probabilità, esporranno il nostro paese ad un’ennesima figuraccia internazionale. Sappiamo che Latorre è stato colpito da un attacco ischemico transitorio (TIA: transient ischemic attack, ).La sua forzosa permanenza in India, con gli inevitabili e noti stress continuamente patiti per gli infiniti rinvii giudiziari, ha provocato un’anomala irrorazione sanguigna in una parte del suo cervello con quanto di doloroso e di destabilizzante ciò produce nel fisico e, più ancora, nella psiche di qualsiasi soggetto. Una malaugurata ricaduta o un aggravamento e saremmo all’ictus. Al momento il militare è sottoposto –si spera- alle migliori e più efficaci terapie riabilitative ed un imprescindibile esame neuro radiologico del cervello potrà rasserenare tutti; o far temere per una ricaduta (che affligge un terzo dei pazienti colpiti da Tia) o nella peggiore ipotesi trasformarsi in ictus (che coinvolge un terzo dei pazienti in ricaduta; così si esprime la letteratura scientifica in materia). Quali scenari si schiudono? Nella policromia dei numerosi possibili eventi ne individuo tre

1° scenario: Latorre nel corso dei 120 giorni di riposo/terapeutico ha una ricaduta, poniamo il 3 gennaio 2015. L’Ospedale Militare che lo ha in cura, o il medico curante o la struttura pubblica che lo ha in carico, devono adottare i provvedimenti del caso. Per i militari essi sono dettagliatamente disciplinati dalla recentissima direttiva del Ministero della Difesa – prot. M_D GMIL2 VDGM II SSS 2014/ 0010977 del 17 gennaio 2014. In forza di tali inderogabili norme, l’autorità militare sanitaria dovrà “ collocare il Capo di Prima Classe Massimiliano Latorre fuciliere del Battaglione S.Marco, in aspettativa per infermità contratta in servizio in missione internazionale per gg (poniamo) 60, con conseguente dichiarazione di “temporanea inabilità al servizio militare incondizionato”. Tale ineccepibile ed insindacabile provvedimento medico-legale, per altro emesso da un’autorità sanitaria militare italiana, esclude, di fatto la possibilità che il militare possa rientrare in India entro il 13 gennaio 2015. Che si fa? Cosa diremo all’Alta Corte ? Nessun paziente al mondo, in “ricaduta ischemica” ed a rischio “ictus”, potrà mai essere dichiarato “trasportabile” in un lungo volo aereo dall’Italia all’India. La responsabilità di un’ipotesi contraria (cioè on ok alla trasportabilità aerea) non se la assumerà mai nessun sanitario che ha in cura Latorre. Ed in assenza di un inequivoco documento sanitario che autorizzi l’imbarco su di un velivolo (militare o civile che sia) nessun Comandante di aeromobile si assumerà mai la responsabilità di accettare a bordo un “paziente” di tal genere; Né potrà fingere di ignorare di chi si tratti, stante la notorietà dei fatti e dei soggetti implicati che sono a tutti noti, almeno, in Italia.

2° scenario: Le condizioni psicofisiche del fuciliere si aggravano. E’, infatti, verosimilmente molto probabile che qualsiasi essere umano, dopo quasi tre anni di detenzione –ritenuta ingiusta- in un luogo lontano dalla propria terra e dai propri cari, non regga ulteriormente allo stress e, nell’imminenza della partenza (13 gennaio 2015), con una prospettiva sine die di un sicuro rientro a casa, possa subire un ulteriore crollo psico fisico. Ciò comporterebbe un ulteriore periodo di aspettativa per infermità e di inidoneità al servizio militare. Eventi che se si protraessero a lungo comporterebbero, per il fuciliere di marina, prima il congedo per infermità e, successivamente la riduzione allo stato “civile”. Con la conseguenza  -estremizzando- che il governo sarebbe pienamente legittimato a dire all’India: “ Massimiliano Latorre non è più sotto la nostra giurisdizione. E’ un civile, libero cittadino italiano. Se proprio lo volete… venite a prendervelo”.

3° scenario: Latorre, fedele all’impegno preso ( e non vi sono dubbi che lo onorerà) rientra in India. Le lungaggini processuali si sommano alle lentezze burocratiche. Si arriva al febbraio 2015: tre anni di forzosa detenzione in India senza che si intraveda una via d’uscita. Per i tempi indiani tre anni sono un breve respiro, un niente per la loro statica flemmaticità esistenziale. Le nostre premure, i nostri affanni, le nostre ambasce, le palpitazioni delle famiglie, le vacue proteste dei nostri politici per loro sono quisquilie incomprensibile ed insignificanti. Le loro credenze Induiste e Buddhiste li inducono a credere che Latorre e Girone, quando si reincarneranno, avranno vite migliori, quindi calma, nessuna fretta, i tempi dei processi sono quelli che sono. I tempi delle procedure li dettano loro e se solo ci permettiamo di alzare appena i toni ci ricorderebbero –e ne hanno ben ragione- che la durata dei nostri processi ha l’oscar della vergogna nel panorama della giustizia europea.

Il fuciliere, nel frattempo, vede dilatarsi ogni decisione processuale, intuisce quanto sia ancora lungo il percorso per giungere ad una sentenza (e quale sentenza?), patisce una ricaduta ischemica invasiva quanto, se non più, della prima. Stavolta nessun medico dichiara il militare trasportabile in Italia per ulteriori cure. Che si fa? Latorre resta in India? Trasferiamo lì tutta la famiglia per assisterlo ? Lo facciamo rientrare – a rischio della vita- con un volo sanitario? E chi ne decreta la trasportabilità ? Lo giudicheranno in contumacia? E di Girone che si fa? E sono tant’altri gli interrogativi che si schiudono in conseguenza di questa pur generosa disponibilità indiana di concedere al fuciliere il rientro in Patria per le cure.

Chi sono i veri unici responsabili di questa tragedia/farsa internazionale?

Un passo indietro: Chi sono i veri unici responsabili di questa tragedia/farsa internazionale? Gli autori di tanto clamore e di tanti procurati dolori alle famiglie dei fucilieri ed ai fucilieri medesimi, sono il Com.te della petroliera Enrica Lexie, Umberto Vitelli e l’Armatore Luigi D’Amato. Questi due individui, mossi unicamente da interessi personali di tenore economico, commerciale e di carriera, contravvenendo a tutte le norme nazionali ed internazionale che disciplinano la complessa materia della navigazione marittima in acque nazionali ed internazionali, benché già fuori dalle acque territoriali indiane, il 15 febbraio 2012 fecero volontariamente rientro nel porto di Kerala consegnando, di fatto, i due militari alla polizia indiana. Saranno ancora lì, secondo le previsioni, il 13 febbraio 2015.

Concludo con una nota dolorosa, ma altamente probabile. Se le autorità italiane (poi si vedrà quali) decidessero che Latorre si è aggravato e che non è trasportabile, dichiareranno il fuciliere temporaneamente inabile al servizio militare, con impossibilità, per il Capo di Prima Classe di rientrare a Delhi e ricongiungersi al suo collega Girone. E contro tale verdetto nulla può e nella potrebbe Latorre: lui resta in Italia (dichiarato infermo ed intrasportabile) ed il commilitone –con cui ha condiviso ogni attimo in questi lunghi 1158 giorni di prigionia- resterebbe solo in balia degli eventi indiani. Conoscendo la grande ed incrollabile solidarietà che unisce i fucilieri di marina, questo sarebbe, per Massimiliano, il dolore più grande.