La decisione della Francia di nazionalizzare i cantieri STX non deve scandalizzare più di tanto il pubblico italiano. In primo luogo conosciamo tutti la Francia e non è la prima volta che si verifica un situazione del genere. Qualcuno ricorda l'affaire Suez-GDF? Ad una lettura più attenta emerge che la Francia si preoccupa non solo delle proprie industrie (una forma di nazionalismo e protezionismo economico) ma anche dei 7.000 posti di lavoro che cittadini francesi probabilmente perderebbero se Fincantieri acquisisse la totalità dei cantieri di Saint-Nazaire. Del resto il colpo di mano di Macron ha ricevuto plausi più a sinistra che a destra. Poi, certo, ci sono altri interessi, molto più grandi in ballo. Ma agendo in tal modo la Francia sancisce la sua impronta politica sulle priorità industriali nazionali. Ed i cantieri STX lo sono.  Dunque, altro che liberalizzazione. Atto giacobino si dirà, certo, ma la Francia almeno protegge i propri interessi e quelli dei propri cittadini al contrario dell'Italia che ha sempre svenduto tutto al migliore offerente. Da sempre lo Stato francese è il primo azionista in Francia, una prerogativa prevista anche dalla Costituzione. Con questo atto tra l'altro la Francia, agli occhi dei propri cittadini, salva la faccia e prende tempo per intavolare nuove trattative con l'Italia.