“A toxic legacy”, l’articolo della rivista Nature sul dramma del Biocidio in Campania, ha lasciato stupiti e perplessi scienziati, esperti e giornalisti italiani. Da una parte l’editoriale si mostra molto timido sul nesso inquinamento-salute e dall’altra offre spazio a una proposta che pone molti interrogativi. Andiamo con ordine.

La prima critica è arrivata dal professore Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia dalle pagine del Mattino lo scorso 26 aprile: “La realtà è che difficilmente si lotta in prima persona per una questione giusta, ma si è sempre pronti a seguire la corrente quando quella questione che si è scelto di non vedere per scelta o per indifferenza diventa "hot" o "trendy". Proprio come sta accadendo con la triste vicenda dei rifiuti tossici. Del resto si tratta di un fenomeno che colpisce perfino riviste scientifiche accreditate come Nature o Science tanto di aver spinto Randy Schekman, premio Nobel per la Medicina 2013, ad attaccarle dichiarando: «Così come Wall Street ha deciso di dire addio alla cultura dei bonus la scienza deve rompere la tiranniadelleriviste di lusso. Pubblicare su testate d lusso ha incoraggiato gli scienziati a dedicarsi ai ‘campi di tendenza’, e non alle ricerche che meritano davvero attenzione dal punto di vista scientifico»”. Lo stesso Giordano, insieme al generale della Guardia Forestale Costa e ad altri esperti, è stato coinvolto dalla giornalista di Nature in un giro sul campo tra le discariche del casertano, fornendo dati e rilasciando interviste. Eppure di tutto ciò non c’è traccia nell’articolo (nella foto sotto la giornalista con Giordano e la delegazione di esperti nelle terre del casertano).

La proposta: fondi europei per un mega centro di sperimentazione in Campania?

L’unica dichiarazione ospitata nell’editoriale di Nature è quella di Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Pascale: “La Campania potrebbe essere un perfetto studio di campo per un programma di ricerca biomonitoraggio”. E con quali soldi? “Questo è il tipo di programma che dovrebbe essere finanziato dai fondi strutturali che la Commissione Europea ha assegnato la regione”. Le risorse in questione ammontano a circa 7 miliardi di euro. Secondo Nature “L'idea di Ciliberto merita seria considerazione”. Alcune testate di settore hanno rilanciato l’idea anche sul versante economico, prevedendo un passaggio dal “disastro ambientale a quello economico”. A questo punto nascono una serie di interrogativi nel merito della vicenda.

Quando si parla di centri di sperimentazione si aprono molti scenari in merito agli interessi pubblici e privati. Quando si parla di ricerca e’ un po’ come avere  una grande torta su cui sono pronti a concentrarsi business molto forti in ambito sanitario. E poi, su cosa si punta per convertire 7 miliardi su un centro di ricerca? Tutto andrà in mano ad alcune aree di potentati universitari e a alcune Fondazioni ad hoc? Chi lo decide? “Bisogna innanzitutto otturare la falla” – dichiara Francesco Maranta, già componente della Commissione regionale sanità e primo politico europeo che ha ricevuto il riconoscimento Life Associate – Ramazzini Institute di Washington per le battaglie contro l’amianto –“e  in primo luogo occorre bonificare le discariche,in secondo luogo c’è la messa in discussione del più grande inceneritore d’Europa, quello di Acerra, una delle principali fonti di inquinamento. Inoltre non basta finanziare con risorse pubbliche lo screening (individuazione della patologia, ndr) senza strumenti adeguati di cura per gli stessi ospedali pubblici, altrimenti il solo monitoraggio diventa un business per i privati e il malato si riduce a una merce per gli stessi appetiti delle cliniche private. Per la validità della stessa ricerca deve essere composta una commissione internazionale che avvalorila qualità del progetto sperimentale, dei ricercatori e che sappia anche individuare le cure sanitarie adeguate. Il direttore scientifico del Pascale è a conoscenza di questa complessità di risposte prima di proporre tale finanziamento per un centro di monitoraggio?Altrimenti, anche in buona fede, si rischia di foraggiare poteri forti”.

Terra dei fuochi, le domande non terminano qui

Come mai alla vigilia delle elezioni europee una rivista internazionale dà spazio a chi chiede fondi europei per un progetto di monitoraggio? Come mai le proposte dei comitati, come già accennato da Maranta, su bonifica e rafforzamento del sistema sanitario non sono prese in considerazione? Quali lobbies stanno spingendo la Terra dei fuochi verso una strumentalizzazione che ha come obiettivo la spartizionedei fondi europei su sanità, agricoltura e recupero ambientale? In attesa di risposte a tutte le questioni il movimento Stop Biocidio è pronto a scendere di nuovo in piazza il prossimo 16 maggio, sei mesi dopo la grande mobilitazione di novembre. Infine, questi interrogativi saranno portati anche al Festival internazionale del giornalismo di Perugia al dibattito su Terra dei fuochi e sottoposti a giornalisti, esperti, magistrati e ministri. Questa prestigiosa assise sara’ occasione importante per continuare ad analizzare in maniera oggettiva il dramma del Biocidio: i giornalisti daranno il loro contributo per un’ informazione indipendente.

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