Se ne va uno dei filosofi ed intellettuali più lucidi e intelligenti della modernità. Ricordo il mio incontro personale con Bauman. Fu ad Istanbul nel 2010, nel corso di una conferenza internazionale sull'Europa e la Turchia alla Bilgi University d'Istanbul. Le riflessioni che il grande filosofo snocciolo' all'epoca sono tutt'ora attualissime. Era Maggio, mi lasciai alle spalle la luce accecante del Bosforo che scintillava nell'azzurro per raggiungere la Bilgi da Besiktas col taxi collettivo. Ricordo come se fosse ieri quella giornata. Davanti ad una nutrita platea di studenti di tutto il mondo Zygmunt Bauman, parlando d'Europa, disse che malgrado lo spessore storico e l'esempio di personaggi come Schuman o De Gasperi ed il fatto che l'idea di una cultura europea restasse in sé fondante, mancava però l'impronta di intellettuali che spendessero  le proprio energie per difendere un'altra idea di Europa.

"Persone come Schumann, De Gasperi, Adenauer – disse Bauman – hanno certo fatto l'Europa. Ma erano in fondo persone sobrie, non ideologi. Mi chiedo se avessero una reale visione dell'Europa, un'opinione riguardo un'esistenza spirituale dell'Europa. Essi hanno introdotto l'idea d'Europa facendola passare sotto l'uscio, cioè come un dato di fatto. I popoli non hanno potuto decidere in merito all'Europa, essi si sono già trovati nella situazione, nel fait accompli. A mio avviso lo spirito dell'Europa e l'idea di un'unità e di una cultura europea è potente ma soltanto se suffragata dalla voce degli intellettuali".

 L'odierna amministrazione Ue appare, diceva Bauman, un edificio vuoto e distante dai cittadini, addirittura ‘illegittimo' dal punto di vista del consenso politico. "La forza  dell'Europa – continuava Bauman – è nei dettagli e nella sua varietà linguistica, culturale, sociale. Recentemente Ulrich Beck ha introdotto il concetto di società cosmopolita che si è diffuso molto velocemente nel mondo accademico. E' un concetto molto affascinante perché esprime un'idea, una visione forte di quella che potrebbe essere l'Europa oggi. Ma io ritorno alla domanda di base: chi è in grado oggi di edificare un'identità europea su queste basi ?"

Mancando un'altra idea d'Europa, quest'ultima può definirsi solo in base all'esasperazione dei confini, dei limiti da non oltrepassare. Una governance europea è per Bauman puramente utopica e allora la palla passa nel campo dei governi nazionali, che annaspano in un'ossessione securitaria, nell'incessante legiferazione per arginare fenomeni come l'immigrazione, la proliferazione di contesti multi-confessionali o per attivare dispositivi anti-terroristici e liberticidi.

Per Bauman andiamo incontro all'età della semplificazione, dell'identificazione chiara del nemico, dei confini ‘rigidi', delle frontiere invalicabili. L'allargamento del mercato, la crescente disoccupazione e la conseguente rinascita dei nazionalismi e particolarismi fa dire a Bauman che l'Europa resta tutto sommato una grande incompiuta. La sua unica missione, concludeva il filosofo, può essere solo quella di restare faro della civiltà e farsi promotrice di un nuovo tipo di arte: quello del vivere collettivo. "Un'arte difficile – concludeva Bauman – perché contraria all'istinto di sopravvivenza che anima l'uomo da secoli e perché presuppone che non si chieda all'altro di abbandonare il proprio diritto alla diversità. Oggi mi piacerebbe credere che ciò costituisce il maggiore ostacolo possa divenire invece il fattore di maggiore prosperità. Ma ancora una volta voglio terminare con la domanda con la quale ho iniziato: chi sarà mai in grado di portare a termine quest'opera?".

La sua domanda, forse, resterà senza risposta. O meglio saranno gli intellettuali europei a dover rispondere, forgiando una nuova idea d'Europa, proprio come l'aveva concepita Bauman in quel giorno caldo di Maggio, sulle rive del Bosforo.