Autismo e inquinamento ambientale, ecco l’ultima frontiera della correlazione tra ambiente e salute che arriva dagli Usa. La “sindroma di Kanner” colpisce una persona su 1000 e 2 persone su 1000 presentano il cosidetto spettro autistico, presentandone solo alcuni dei sintomi. Sul sito dello Shro Salute Italia, il network dello Sbarro Institute di Philadelphia, il dottore Domenico di Marzo, ricercatore del Crom di Mercogliano così scrive: “I ricercatori della “Harvard School of Public Health” (HSPH) sostengono che l'esposizione precoce (già a partire dalla vita intrauterina) a sostanze inquinanti, tra cui il particolato diesel, il mercurio e il piombo, potrebbero incrementare il rischio di disturbi autistici. Sono arrivati a questa conclusione dopo aver analizzato i dati provenienti da un campione di 116.430 infermieri partecipanti al “Nurses Health Study II”, uno studio in corso che ha avuto inizio nel 1989. Tra i volontari, 325 hanno avuto bambini affetti da autismo e la maggior parte di loro viveva in aree con livelli più elevati di inquinanti rispetto a coloro che non hanno avuto bambini colpiti da questo disturbo. L'anno scorso, uno studio californiano su oltre 500 bambini pubblicato su “Archives of General Psychiatry” ha rivelato che i bambini con autismo avevano da due a tre volte in più la probabilità, rispetto agli altri bambini, di essere stati esposti a gas di scarico delle auto, inquinanti dell'aria e smog in una fase molto precoce della vita”.

Madri e bambini: la ricerca estesa a tutto il territorio americano

Di Marzo continua la sua spiegazione: “Questi studi hanno coinvolto mamme e bambini in aree geografiche limitate. Invece, nello studio pubblicato online sulla rivista “Environmental Health Perspectives”, gli scienziati hanno esaminato l'esposizione all'inquinamento e tassi di autismo attraverso tutti gli Stati Uniti. Hanno confrontato i tassi di autismo con i livelli degli inquinanti misurati dalla “Environmental Protection Agency degli Stati Uniti” durante le gravidanze. Le donne incinte che vivevano nel 20% di quelle aree del Paese con i più alti livelli di inquinamento (sotto forma di particolato diesel o mercurio) avevano una probabilità doppia di avere un bambino con autismo rispetto a quelle donne vissute nel 20% dei luoghi con i più bassi livelli di inquinamento. Situazione simile per le donne che hanno vissuto nelle aree con i più alti livelli di altri inquinanti, come il piombo, manganese, cloruro di metilene e di altri metalli”. Il professore Marc Weisskopf, autore dello studio e professore associato di epidemiologia ambientale e occupazionale, “ritiene fondamentale avviare la misurazione dei livelli di metalli e altre sostanze inquinanti nel sangue delle donne incinte e nei bambini appena nati, per fornire la prova più decisiva che inquinanti specifici aumentano il rischio di autismo”. Secondo il professore, “una migliore comprensione di questi fenomeni potrebbe aiutare a sviluppare adeguati interventi per ridurre l'esposizione a questi inquinanti nelle donne in gravidanza”, pianificando strategie serie di prevenzione.

Antonio Giordano: troppi sordi alle relazioni tra inquinamento e patologie

“Sebbene dunque si tratti di studi pioneristici – ha dichiarato il professore Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia – i risultati non sono incoraggianti e necessitano di una seria riflessione. Il nostro livello di progresso risulta ormai troppo spesso “sordo” di fronte alle notizie allarmanti e fondate che mettono in correlazione l’inquinamento con l’insorgenza di numerose patologie. Un rischio che non possiamo più permetterci perché queste ipotesi formulate sembrano essere molto più di semplici supposizioni”.

Ovviamente queste ricerche che giungono dagli Usa saranno analizzate dalla comunità scientifica internazionale. Sicuramente qualcuno inviterà alla prudenza. Eppure, pensando ai nostri territori, quelli del Biocidio in Campania o della devastazione di Taranto, si pongono alcune domande: come si fa a tacere almeno sui rischi tra territorio (acqua, aria, terra) inquinato e conseguenze sulla salute? Se qualcuno giudica i ricercatori e scienziati di fama mondiale, come quelli dello Sbarro Institute, persone che fanno allarmismo puo’ confutare i loro studi o dichiararli erronei? Come si fa a riproporre nella Campania devastata dalla tossicità un nuovo inceneritore come ancora sostiene il governatore Stefano Caldoro? La scienza continua il suo corso, almeno quella indipendente. Ai cittadini il diritto di essere informati sui rischi di chi vive i luoghi del Biocidio e il dovere di mobilitarsi. Alle istituzioni l’obbligo di scegliere tra il silenzio connivente o un'assunzione di responsabilità verso le generazioni future.