Se saprai attendere senza stancarti di attendere,
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto

Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sara' la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!
(Rudyard KiplingSe)

Vi siete mai chiesti se tutta questa tecnologia ci stia migliorando o peggiorando la vita? Io me lo chiedo spesso, ma penso che sia impossibile dare una risposta definitiva, quindi evito di farlo. Però di una cosa possiamo essere certi, la tecnologia ed in particolare il web 2.0 sta cambiando la natura umana. Non voglio esagerare, ma si è passati dal "Penso dunque sono" al "Clicco su mi piace dunque sono". Uno dei settori che più sta cambiando quest'innovazione è di sicuro quello dei tempi di attesa. Grazie ai tanti strumenti a nostra disposizione, oramai stiamo diventando tutti delle persone che vogliono tutto, ma non solo, e lo voglio ora.

Provate a riflettere, soltanto quattordici anni fa le Poste Italiane presentarono la rivoluzione della "Posta Prioritaria", ovvero un francobollo speciale che ti permette di far arrivare una lettera entro un giorno lavorativo. All'epoca era un'innovazione incredibile, oggi è una cagata pazzesca. Ricordo ancora le mie prime connessioni su internet, le facevo di notte perchè era più veloce ed occupava il telefono fisso, poi arrivò l'adsl, ma il suo utilizzo era sempre molto ristretto. Oggi, anche il più cretino con il telefono più cretino (ovviamente dal punto di vista tecnologico), grazie ad una connessione economica riesce a collegarsi con l'intero mondo.

Questa che a noi sembrava una cosa bellissima, si è trasformata nella nostra prigione. Se stiamo un giorno senza what's app ci sentiamo di morire, ma soprattutto oramai non c'è più il gusto dell'attesa, come dei nevrotici fissiamo le due V dell'applicazione che stanno a significare che è stato visualizzato dal destinatario, ci mettiamo come dei drogati in attesa della dose ad aspettare che Facebook ci comunichi che il messaggio è stato letto alle ore… Non ce ne rendiamo conto, ma più passa il tempo e più stiamo diventato dei perfetti consumatori. E questo annullamento del periodo di attesa sta condizionando anche il nostro rapporto con le cose tradizionali. Apriamo un libro e vorremmo sapere subito come andrà a finire, vediamo un film ed è lo stesso.

Insomma, se è vero ciò che dice Kipling, ci stiamo allontando dall'essere uomini e tutto ciò è molto triste!

P.S. Ho fatto un piccolo taglio della stupenda poesia di Kipling per motivi di spazio, ma se qualcuno non l'avesse ancora letta, gli consiglio di andare a leggerla tutta.