La incontrai la prima volta nel corso della quarta edizione del Social World Film Festival di Vico Equense, manifestazione dedicata al cinema sociale, Anna Falchi era stata la madrina del Museo del cinema del territorio e della penisola sorrentina, set naturale di centinaia di pellicole nella lunghissima storia del grande schermo.

La ritrovo dopo un paio di anni, ad intervistarla nel corso di un evento che mi sta molto a cuore. "Una Stella per i Giovani" è un format che conduco fin dalla prima edizione e che mette a tu per tu i divi dello spettacolo con i ragazzi, un modo per raccontare storie e lanciare messaggi.

Sorridente e disponibile, l’attrice e showgirl, accompagnata dal fratello Sauro, mi ha sorpreso per grinta ed energia, ma soprattuto per alcune scelte di vita, che in un mondo che lei ha vissuto e attraversato a pieno, risultano assolutamente radicali e incredibili.

Anna è oggi una splendida mamma, dedita a questo ruolo a tempo pieno, e lo ribadisce a gran voce dinanzi alla platea di ragazzi accorsi nel piccolo Oratorio di San Nicola di Piano di Sorrento, nel cuore della Costiera Sorrentina.

«La maternità è il completamento di una donna. I figli sono il vero senso della vita. Oggi vivo per mia figlia. Esser madre significa proprio vivere per un’altra persona»

Per Alyssa, quasi sette anni darebbe se stessa, ed è proprio quella bambina ad averle dato una percezione nuova di cosa significhi amare.

«Quando una donna diventa mamma scopre che cos’è l’amore. È un amore diverso da quello per un uomo: è incondizionato, unico, indescrivibile»

Anna Falchi dalla seconda metà degli anni '90 ha rappresentato per oltre un decennio la showgirl perfetta. Bella, bellissima. Intelligente, per nulla "oca" come forse molto spesso apparivano tante sue colleghe. Dalla moda alle telecamere il passo fu fulmineo. Certo aiuta molto avere come biglietto da visita un personaggio del calibro di Federico Fellini, che la volle protagonista di uno spot da lui girato per la Banca di Roma. Al suo fianco, in un surreale sogno (nel perfetto stile del Maestro), Paolo Villaggio.

E qui la voce di Anna si incrina, si fa più sottile. Emozione pura il ricordo del gigante della comicità scomparso qualche mese fa.

«Manca lui, come mancano Sandra e Raimondo Vianello, con cui ho lavorato in qualche episodio di Casa Vianello. Non ho mai più riso come con loro due»

Poi il successo, sempre più crescente, che per lei ha una data e una firma ben precisa.

«Mi chiama Pippo Baudo – credevo fossi su Scherzi a Parte – e mi dice se volevo presentare Sanremo. Quello che è successo dopo esser salita su quel palco, mi ha dato la certezza che qualcosa era cambiato per davvero»

I paparazzi, le copertine dei giornali, la tv, il cinema. L'apice e poi la scelta di intraprendere nuove strade, alcune con successo, come affacciarsi con rinnovata grinta sul web e sui nuovi canali satellitari tematici, altre un pò meno fortunate come l'avventura da produttrice.

«Ho fatto per dieci anni la produttrice cinematografica, senza avere molte soddisfazioni, dal momento che l’Italia non è un paese per giovani produttori indipendenti».

per poi aggiungere, pienamente consapevole, che «se non si sbaglia, che vita è?»

Lo sottolinea con un sorriso che disarma e che unisce allo stesso tempo bellezza e genialità. Anna porta in sè i cromosomi di una infanzia difficile. Quella figura paterna, che Anna non nomina quasi mai. Una vicenda che – nel bene o nel male – l'ha forgiata.

«Essendo mamma, vorrei che tutti i bambini fossero felici perché sono le creature più pure e meravigliose: sono lori il futuro del mondo. Come figlia ho avuto questa mancanza, che tuttavia mi ha reso una donna indipendente, realizzata e forte»

L'ultima domanda che pongo ad Anna, vede sul monitor una foto di una donna vittima di violenza. Il tema è di strettissima attualità. Anna sembra proprio in questo istante prendere per mano i ragazzi vicino a lei.

«In Italia c’è troppa omertà. Voglio che la mia testimonianza serva alle donne che non hanno il coraggio di denunciare. Io sono stata picchiata, ma mi sono ribellata. Le donne non devono avere paura di svelare quello che succede tra le mura di casa, né di accettare nessun tipo di violenza fisica o psicologica. A volte si continua una convivenza forzata per preservare la famiglia. Non è giusto: se una donna non ha coraggio di denunciare, perché non può farlo, lo Stato con ogni mezzo deve aiutarla. Mi chiedo soprattutto perché le donne, le giovani, si ostinino a vivere degli amori malati. Purtroppo però, posso dire che, solo l’esperienza può aiutare a far capire».

Auguro ad Anna ogni bene. Come madre innanzitutto, per le coraggiose rinunce fatte nel campo artistico, che non la vedono più protagonista in tv come un tempo, a favore però di suo figlia e dell'idea di famiglia. Come donna, per il suo rinnovato impegno sociale. Solo un passato fatto di batoste e sconfitte può far emergere quella voglia di gridare al mondo che si può uscire da un momento di grande difficoltà, si può reagire, ci si può rialzare.