in foto: Credits: Giacomo Latorrata

“Ho voluto cercare i colori con questo disco, il che significa non soccombere al vittimismo e all’idea per cui è sempre colpa degli altri, che sia lo Stato, il governo, la religione o la società. Siamo tutti sulla stessa barca, ma ce la possiamo fare affrontando la vita con uno spirito diverso, cercando di trasformare la tristezza in qualcos’altro.” Precisamente nella musica brasiliana, nel rock, nel folk romanesco e nel blues, perfettamente miscelati in 9 inediti che fungono da inno al vitalismo, al riscatto e alla spinta vitale che determina ogni singola vita.

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Torna sulla scena italiana Alessandro Mannarino con l' ultimo album "Apriti Cielo", il quarto della sua carriera. Partito dal Bar della Rabbia, dagli intimi incontri per artisti emergenti alla Locanda Atlantide di San Lorenzo dove noi di Fanpage lo abbiamo incontrato per la prima volta nel 2009, il cantautore romano di strada ne ha fatta moltissima negli ultimi anni. Un percorso pieno e coerente, fresco e onesto: “cerco di scrivere le mie canzoni come un buon sugo biologico fatto in casa, non una polpa pronta presa al discount”.

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Un percorso che lo ha portato a girare il mondo, a vivere diverse vite, suonare nei locali popolari brasiliani e dar un volto ai diversi angoli di paese, dove sono gli intellettuali ad imparare a far baldoria dal popolo della strada. E' qui che il neorealismo si concretizza in narrazione, e il taciuto diventa canzone capace di dar voce a chi non la ha, raccontando  la politica dal mondo di sotto, vista dalla gente comune.

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La rarità dell' essere nazionalpopolare facendo una ricerca artistica rigorosa, è forse il più gran pregio di Mannarino, che in poche settimane ha venduto 45 mila biglietti per le date del nuovo Tour che lo vedrà esibirsi da Roma a Torino passando per Firenze, Padova, Milano, Pescara, Napoli, Riva del Garda e Cesena.

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Sul palco del Palalottomatica, Alessandro ha portato il paradosso del samba, che come dice Vinicius De Moraes è una tristezza che balla, un sound vitale e pieno di vita che nasconde la malinconia dei testi. Ha portato a Roma un messaggio forte pieno di colore, forte, quello secondo cui facendo ballare la tristezza, questa si può trasformare in altro. Perché alla fine Mannarino è così, cerca la bellezza in un volto di disperazione, un’allegria non vuota e frivola bensì piena, che identifica nel bello la possibilità di salvezza. Un po’ come il colibrì dell’ “Arca di Noè”, che dovrebbe cibarsi di insetti come tutti gli altri uccelli e invece vola al contrario, e si nutre del nettare dei fiori.

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«Mi piace il fatto che l'espressione “apriti cielo” possa essere letta in modi diversi – racconta Alessandro – sia come un'esortazione che come esclamazione, e mi piace il fatto che ognuno possa dare il proprio senso e significato al titolo, come quando si guardano le nuvole o le stelle e si creano delle forme.

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Siamo noi che mettiamo i significati nelle cose della vita, possiamo trovare un senso positivo o negativo a tutto quello che viviamo… questo è un po' il significato del disco: la tua vita dipende da te». Un album che diventa un canto corale pieno di gioia. Apriti cielo è un disco dalle braccia larghe, pronto a stringere a sé tutti non solo per farli cantare, ma anche per tenergli la mano in un percorso di riscatto.