in foto: Cinghiale

Negli ultimi 30 anni gran parte delle popolazioni di cinghiali (Sus scrofa) viventi in Europa ha conosciuto un forte aumento numerico, arrecando pertanto ingenti danni all’agricoltura. Carlo Consiglio pubblicò il 7 gennaio 2014 un articolo su Fanpage.it, rilevando, sulla base della letteratura scientifica mondiale, particolari meccanismi ecologici ed etologici propri di questa specie che sono alla base di tale esplosione e che vengono innescati proprio dalla caccia sfrenata ordinata dalle autorità. La caccia al cinghiale sarebbe quindi controproducente, causando l’aumento del numero di cinghiali e dei danni da essi prodotti. Ulteriori articoli scientifici sull’argomento, apparsi negli ultimi 4 anni, vengono esaminati nella presente rassegna.

Importanza dei danni.

Mentre quasi tutti gli Autori lamentano un aumento, spesso ritenuto eccessivo, del numero dei cinghiali, Sarasa & Sarasa15  in una ricerca svolta in Aragona (Spagna) rilevano una diminuzione del numero dei cinghiali (valutata in base agli avvistamenti durante le batture di caccia) del 23% nel periodo dal 2004 al 2011.

Struttura di popolazione.

İnci ed altri7 in una ricerca svolta in Turchia asiatica hanno confermato che gli individui isolati di cinghiale osservati erano sempre maschi adulti, mentre i gruppi erano formati da femmine e giovani.

Podgórski ed altri13 in una ricerca svolta in Polonia (Parco nazionale di Białowieża) hanno confermato il forte e prolungato legame esistente tra femmine dello stesso gruppo sociale, mentre le associazioni tra maschi e quelle tra maschi e femmine risultavano di breve durata.

Nell’insieme queste osservazioni confermano quanto già noto dalle ricerche di altri Autori.

Sincronizzazione dell'estro e del parto.

Canu ed altri1 in una ricerca compiuta in Toscana hanno ottenuto dati coerenti con l’ipotesi di una sincronia riproduttiva intra-gruppo, così confermando le precedenti osservazioni di una sincronizzazione dell’estro.

Influenza della caccia sulla sincronizzazione dell'estro.

Non vi sono nuove osservazioni su questo punto.

Influenza della caccia sulla riproduzione in genere.

In Estonia Veeroja & Mānnil17 hanno osservato un alto numero di femmine dell’anno già in ovulazione od anche fecondate, e ritengono che ciò sia dovuto alla frequente somministrazione di cibo, che causa la sopravvivenza di individui poco adatti.

Frauendorf ed altri4 in Sassonia inferiore (Germania) non hanno trovato alcun effetto significativo della caccia sulla variazione della grandezza delle cucciolate.

Gayet ed altri5 in una ricerca svolta in Francia hanno osservato un sistema riproduttivo promiscuo o poliandrico che porta ad un aumento della grandezza delle cucciolate, ed hanno supposto che si tratti di una risposta evolutiva all’alta pressione venatoria che conduce alla mancanza di maschi dominanti, risposta che si conserva perché mantiene un’alta variabilità genetica all’interno delle cucciolate. Tale sistema potrebbe anche essere apparso per la tendenza delle femmine ad accoppiarsi promiscuamente in assenza di maschi dominanti, e conservarsi per la continua rimozione di grandi maschi dominanti dovuta alla caccia. Gli AA. hanno dimostrato che vi è una relazione positiva tra la grandezza delle cucciolate e la paternità multipla, che può essere causata da un intenso prelevamento venatorio. Quindi la caccia provoca un aumento della fecondità.

Influenza della caccia sulla grandezza della popolazione.

Kniżewska ed altri9 osservano che il forte aumento del numero dei cinghiali in Polonia è dovuto a precoce maturità sessuale, alta fecondità ed alta natalità; rilevano che la caccia, sebbene porti in media all’uccisione dell’85% della popolazione, non è sufficiente a mantenere stabile la grandezza della popolazione stessa, per cui raccomandano di abbattere un numero di cinghiali pari al 100% della grandezza della popolazione in primavera!

Keuling ed altri8 in una ricerca svolta in 15 aree distribuite in 8 paesi europei e durata 12 anni hanno misurato la mortalità, trovando il valore più basso nella foresta di Białowieża in Polonia, dove non vi è caccia; mentre negli altri paesi (eccetto l’Italia) la mortalità (inclusa quella dovuta alla caccia) non è sufficiente a bilanciare il tasso di riproduzione, portando quindi ad un continuo aumento della grandezza delle relative popolazioni.

In una rassegna sull’andamento delle popolazioni di cinghiali e sul numero dei cacciatori in 18 paesi europei, Massei ed altri12 rilevano che il numero di cinghiali abbattuti è aumentato negli ultimi 30 anni, mentre il numero di cacciatori è diminuito nello stesso periodo nella maggior parte dei paesi. Ciò significa o che i cacciatori sono diventati più efficienti, oppure che il numero dei cinghiali è aumentato. Quest’ultima ipotesi è confermata dall’aumento delle collisioni e dei danni provocati dai cinghiali. Inoltre la mortalità relativa dovuta alla caccia (cioè la sua percentuale sulla mortalità totale) è diminuita negli ultimi 30 anni, il che significa che la caccia “sportiva” è insufficiente a limitare l’accrescimento delle popolazioni di cinghiale, che continueranno ad accrescersi nei prossimi anni. La mortalità dei cinghiali dovuta alla caccia è molto maggiore di quella dovuta ai predatori naturali, come il lupo, che però riguarda una diversa classe di età: i lupi rimuovono soprattutto i giovani, mentre i cacciatori rimuovono principalmente i cinghiali adulti, che hanno un maggiore tasso di sopravvivenza. La caccia può anche provocare nei cinghiali una risposta compensatoria, perché, sotto forte pressione venatoria, le femmine possono prolungare l’accrescimento e raggiungere la soglia di peso per partorire ad un anno di età. La caccia ricreativa non ha impedito l’accrescimento delle popolazioni di cinghiali ed è improbabile che lo faccia nel prossimo futuro senza cambiamenti sostanziali delle pratiche venatorie; infatti i cacciatori hanno poco interesse a ridurre il numero dei cinghiali. Gli AA. suggeriscono di indirizzare la caccia verso specifiche classi di età e di introdurre nuovi metodi come il controllo della fertilità.

Nell’insieme la maggior parte delle nuove ricerche indica che la caccia, almeno come è generalmente praticata, non riesce a limitare la grandezza delle popolazioni dei cinghiali.

Influenze della caccia sui danni.

Thurfjell ed altri16 hanno osservato che vi è conflitto tra coloro che desiderano un’alta densità di popolazione degli animali da cacciare e coloro che desiderano minimizzare i danni. Gli AA. hanno svolto una ricerca in Scania (Svezia) in una vasta area sottoposta alla caccia, con alta densità di cinghiali (oltre 2/kmq), ad alcuni dei quali (femmine) erano stati applicati radiocollari, e dove veniva anche praticato il foraggiamento dei cinghiali. È risultato che i cinghiali possono reagire alla caccia fuggendo o nascondendosi, e che il tipo di reazione varia secondo il tipo di caccia. Come effetto di una caccia in battuta, 6 cinghiali hanno abbandonato la loro area familiare spostandosi in una nuova zona distante da 2 a 20 Km., con un aumentato uso dei campi coltivati. Ciò potrebbe causare un aumento dei danni all’agricoltura. Gli Autori pertanto suggeriscono che le cacce in battuta abbiano luogo dopo il raccolto. Inoltre sono state verificate modifiche del comportamento dei cinghiali anche in occasione delle cacce da appostamento, anche prima che qualsiasi colpo sia stato sparato, così mostrando che la presenza dei cacciatori viene usualmente percepita.

Giménez-Anaya ed altri6 in uno studio durato 18 anni in Aragona (Spagna) hanno trovato che il numero di battute di caccia per anno e l’area interessata dai danni causati dai cinghiali erano negativamente correlati, suggerendo che un aumento delle battute porti ad una riduzione dei danni all’agricoltura.

Nell’insieme i risultati delle nuove ricerche non sono concordi.

Misure alternative all'abbattimento.

Frackowiak ed altri3 in Polonia nordorientale hanno rilevato che il numero di cinghiali nell’area studiata è quasi raddoppiato in 5 anni, e così è quasi raddoppiato l’importo dei danni all’agricoltura rimborsati. I cinghiali hanno ricevuto offerte di cibo a scopo dissuasivo, ma gli AA. ritengono che tali offerte non siano efficaci per ridurre i danni.

Li ed altri10 nel settore a valle del Fiume Yangtse (Cina) con clima monsonico hanno rilevato 6 fattori che influenzano il danno arrecato dai cinghiali: il danno è maggiore quando il campo è più vicino al margine della foresta e più vicino a corsi d’acqua, quando il suolo è bagnato, e quando il campo non è nel fondovalle, forse perché le piante piantate nel fondovalle sono in gran parte cotone che non è mangiato dai cinghiali; va però tenuto conto del fatto che le piante preferite dai cinghiali come riso, patate dolci e mais erano piantate vicino alle abitazioni, e pertanto i danni in tali campi erano minori; tutto ciò permetterebbe di sviluppare metodi colturali, evitando di coltivare le piante appetite dai cinghiali nei luoghi sbagliati.

Ficetola ed altri2 in una ricerca svolta in Puglia hanno compilato mappe delle aree a rischio di danni da cinghiali (che risulta massimo con paesaggi molto eterogenei, non troppo vicino alle abitazioni umane, con qualche chiazza di vegetazione naturale o seminaturale, e con aree agricole che i cinghiali possano sfruttare per alimentarsi). Tali mappe possono permettere di identificare i campi a rischio, che possono essere protetti con recinzioni meccaniche od elettriche, oppure di localizzare posti di alimentazione da creare nelle aree forestali, dove sia possibile compiere azioni dirette al controllo della popolazione.

In una ricerca sui repellenti Węgorek ed altri18 hanno rilevato che nessuna delle sostanze odorose repellenti sperimentate fornivano sufficiente protezione per lungo tempo, perché i cinghiali sviluppano presto resistenza alle sostanze repellenti. I risultati erano simili per le differenti popolazioni studiate di cinghiali, indicando che tale resistenza è un carattere del cinghiale.

Massei ed altri12 e Quy ed altri14  hanno confermato l’efficacia dei vaccini immunocontraccettivi ed in particolare del vaccino GonaConTM che può essere iniettato in dose singola con effetto che può durare per 4-6 anni.

Nell’insieme le ultime ricerche pubblicate confermano l’utilità, per evitare o ridurre i danni provocati dai cinghiali, dei metodi colturali, delle recinzioni meccaniche ed elettriche e dei vaccini immunocontraccettivi, e la scarsa efficacia dei repellenti chimici e della pasturazione.

Conclusioni.

Rimane quindi confermato dalle ricerche più recenti che la caccia, come viene normalmente praticata, non sembra un rimedio efficace per evitare o ridurre i danni dei cinghiali all'agricoltura, anzi, causando un aumento della fecondità, potrebbe essere considerata come una causa dei danni stessi. Ciò potrebbe verificarsi attraverso il meccanismo della sincronizzazione dell’estro, oppure quello, recentemente messo in evidenza, dell’eliminazione dei maschi dominanti in un sistema poliandrico o promiscuo. Metodi alternativi, quali recinzioni elettriche e metodi colturali, sembrano al contrario molto efficaci.

Bibliografia.

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