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Amianto, diossina, solventi… la morte invisibile

Effetti sulla salute di alcune tra le sostanze volatili più pericolose

Amianto, diossina, solventi... la morte invisibile.

Gli avvenimenti delle scorse settimane a Taranto hanno riportato prepotentemente l’attenzione sul problema della tossicità e pericolosità degli inquinanti atmosferici provenienti da alcune produzioni industriali.

Nello specifico della città di Taranto, le perizie hanno dimostrato un aumento del 2% nella frequenza di decessi per tutte le cause per i residenti  esposti a una concentrazione di PM10 di origine industriale pari a 10 microgrammi/m3, un aumento del 9% di decessi per eventi coronarici acuti, un aumento dell’8% di ricoveri ospedalieri per infezioni acute delle vie respiratorie, un aumento rispettivamente del 9% e del 25% di ricoveri per malattie dell’apparato respiratorio e per tumori maligni tra i bambini e le bambine con meno di 14 anni, un aumento del 20% di gravidanze con esito abortivo tra le donne residenti nei quartieri adiacenti all’attività industriale (dati provenienti dalle perizie depositate).

In generale, tra le sostanze maggiormente pericolose in quanto ritenute cancerogene dobbiamo ricordare l’amianto e la diossina.
L’amianto è un materiale molto comune utilizzato in passato ad esempio per la produzione di indumenti e tessuti resistenti al fuoco e materiali destinati all’uso edilizio (Eternit).
Le polveri contenenti amianto se vengono respirate possono determinare gravi patologie respiratorie, quali l’asbestosi e tumori a livello polmonare e pleurico (mesotelioma). Nel 1992 in Italia l’impiego dell’amianto è stato dichiarato fuorilegge.

Ed è di oggi la dichiarazione del ministro Balduzzi in cui si dice che le malattie correlate all’amianto rappresentano “‘un’emergenza nazionale che impone un insieme coordinato di interventi a partire dalla bonifica dei siti maggiormente contaminati, dal loro monitoraggio nonche’ dalla predisposizione di percorsi diagnostico-terapeutici per i pazienti e di sostegno per le famiglie”.

La diossina è diventata tristemente famosa dopo il disastro ambientale di Seveso nel 1976.
E’ ormai riconosciuto che l’insieme dei composti chimici che vanno sotto il nome di “diossine” rappresenti uno tra i principali fattori cancerogeni per l’uomo. La contaminazione avviene non solo per via aerea, nelle zone di produzione industriale, ma soprattutto attraverso la catena alimentare (vegetali, animali erbivori e carnivori e infine all’uomo).

Altro capitolo riguarda i solventi, sostanze chimiche che sono ampiamente utilizzate in ambienti di lavoro per sciogliere o disperdere materiali come grassi, olii o cere, nonché nell’industria chimica.

Milioni di lavoratori negli Stati Uniti hanno il potenziale rischio di esposizione a solventi organici impiegati in prodotti come pitture, vernici, adesivi e sgrassanti / detergenti, così come nella produzione di coloranti, materie plastiche, tessuti, inchiostri da stampa e prodotti agricoli. La maggior parte dei solventi organici sono altamente volatili, quindi l’ inalazione è la via più comune di esposizione professionale.
Uno studio pubblicato nei giorni scorsi (Occup Environ Med. 2012;69(9):628-635) ha dimostrato che l’esposizione a queste sostanze nel 1 trimestre di gravidanza, fino ad 1 mese prima del concepimento aumenta il rischio di difetti cardiaci congeniti nel neonato, quali difetto del setto ventricolare, coartazione dell’aorta, ipoplasia del cuore sinistro, stenosi polmonare.

In base a queste evidenze, la considerazione che merita di essere fatta è che se vi è un diritto al lavoro (l’art. 1 della Costituzione recita: “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”) deve necessariamente esservi un diritto alla salute intesa dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”.

E’ auspicabile quindi che gli sforzi vadano nella direzione di poter conciliare il lavoro con l’assoluta sicurezza che questo non arrechi danno alla salute e non nella direzione contraria, ossia che si rinunci al lavoro per avere garanzie di salute.

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