Siamo nelle Marche, alto maceratese. Da Matelica a Tolentino, la vallata è di quelle da togliere il fiato: piccole città, ognuna con la sua realtà storico – culturale e grandi aree verdi ricche di flora e fauna. Purtroppo spesso non ci rendiamo conto di quanto la vita qui è a misura d'uomo e, seppur con le solite polemiche, fino ad oggi siamo sulle cronache nazionali solo per l'enogastronomico di qualità, verdicchio, parchi e natura in generale. Ma da qualche anno a questa parte c'è qualcosa che non torna. Parlo della politica ambientale, se così possiamo chiamarla, del nostro entroterra. Perché il cementificio Sacci di Castelraimondo? Perché quella specie di impianto a biogas a Matelica? Perché la discarica di Tolentino? Basta farsi un giro sul treno, da quale sto scrivendo, sulla linea Fabriano – Civitanova per accorgersi di quanto questi eco-mostri siano incompatibili con il nostro territorio.

Li vedi tutti e tre, dal finestrino.. Il primo lo vedi a Matelica, tra i campi di grano e le vigne di verdicchio. Verde muffa, circondato da campi di balle plastificate. Un bel colpo d'occhio. Il secondo è a Selvalagli, appena superato Castelraimondo. Tra le colline ricoperte di alberi ed il fiume che scorre nella vallata, un bel impianto con delle torri grattacielo che sputano fumo bianco 24 ore su 24. Infine l'ultimo è a Tolentino (per fortuna sono sceso a Macerata). Tra i campi coltivati nelle belle colline arrotondate prima della città, esci da una galleria e ti ritrovi sulla sinistra una vallata di teloni plastificati verde scuro con dei camini maleodoranti in qua ed in là.  Una figata. Sembra una mappa di Supermario, con quei tubi da cui escono fuori i mostri che se non stai attento ti uccidono.

Tre grandi opere, insomma, che nessuno vorrebbe o per lo meno non allo stato attuale. Realizzate praticamente con pochissimi vincoli ambientali e con i i rilievi fatti dalle agenzie di controllo ogni tanto completamente fuori norma. Ma che problema c'è. I comuni, in poche parole, dicono che nei progetti all'epoca ‘non puzzavano'. Si non puzzavano, perché oggi provate a passare nelle vicinanze dell'impianto matelicese o nelle vicinanze della discarica tolentinate. Provate. La regione invece, dal canto suo, non dice proprio niente.

L'Italia: come avere una cosa bella per renderla brutta in futuro. D'altronde siamo quelli della terra dei fuochi, quelli che hanno avvelenato la terra dove sarebbero cresciuti i figli che, in queste condizioni, non penso avranno. Il paese dove un capo ultras conta più di un prefetto, o dove spendiamo miliardi di soldi pubblici per fare le autostrade e poi le entrate dei biglietti le diamo al primo imprenditore che vuole comprare la baracca per due soldi (vedi Benetton).

Ecco io non vorrei che ci stessimo nascondendo dietro questo paradosso per mettere aggeggi inquinanti a destra e manca. Con la scusa che 1) mancano i soldi e servono 2) senno dove la mettevamo 3) tutti ne ricaveranno benefici, ci rifilano certe porcate che nemmeno in Cina sono così autolesionisti. Si esagero, perché se oggi hanno i permessi per mettere questi edifici, domani, quando le cose andranno ancora peggio, possono metterci quello che gli pare. Non hanno ancora capito che il problema del momento, senza nulla togliere alla crisi economica, è l'inquinamento, la causa per la quale questo pianeta fra pochi anni sarà costretto al collasso. Quando saranno finiti i ‘buchi' su cui mettere i rifiuti cosa faremo? (giusto per fare un esempio)

Tornando al locale. Nulla si è fatto (di concreto) e nulla si farà. La logica dello scarica barile sia sulle responsabilità di costruzione, sia su chi deve prendere provvedimenti è una cosa vergognosa. Resta di fatto che questo non è l'entroterra dove sono nato. E non è l'entroterra dove vorrei far crescere i miei figli. Il problema è che credo che non ci sia niente di meglio quindi… ecco ci sono cascato anche io. Paradossi…