Ieri sera è andata in onda la solita, tranquilla puntata di Report;  titolo: Romanzo Capitale. Infiltrazioni mafiose, tangenti, la Banda della Magliana, i Casamonica, subappalti per la metro c spartiti  dall'uomo di fiducia di Alemanno; criminalità organizzata che interloquisce con l'amministrazione comunale.

Nemmeno il tempo di finire la puntata di Report, che Alemanno annunciava la querela alla Gabanelli. Via Twitter, e sottolineo via Twitter. Probabilmente doveva trattarsi di un'emergentissima impellenza, visto che il sindaco capitolino non c'ha pensato prima  nemmeno  un po'.

Poco dopo uno Zoro tra il divertito e l'incredulo riferiva il fatto a Gazebo.

Oggi Vittorio di Trapani, segretario dell'Usigrai (Unione sindacale giornalisti Rai) ha rilanciato attraverso una nota l'urgenza di una norma contro le "querele temerarie" usate come metodo di pressione contro i giornalisti.

Magari fossero "temerarie"; la temerarietà fa pensare alla possibilità di un rischio, invece qui ci sono politici baldanzosi e sicuri di poter mettere con facilità i bastoni tra le ruote a chi fa il proprio lavoro.

Più che di querela temeraria, i politici italiani soffrono di querela compulsiva: querelano e via, senza dubbi. Spesso sanno benissimo di avere torto marcio, eppure querelano perché, banalmente parlando, hanno più soldi del querelato.

Faccio una rivelazione sconcertante ad Alemanno e colleghi: esiste la rettifica. Se ti senti davvero parte lesa colpita nell'onore, alzi le chiappe dal divano, prendi un telefono e chiedi la rettifica: ti fai intervistare per dare la tua versione dei fatti.

Però bisogna avercelo l'onore da tutelare: quando non ce l'hai, psicologia spiccia, fai come il bambino beccato nel mezzo di una marachella: negare negare negare. Se hai la fortuna di ricoprire una carica istituzionale ci aggiungi pure una bella querela così, anche se sai di avere torto, dai comunque filo da torcere a quegli ingenui di giornalisti che bene o male insistono a voler fare i giornalisti.

Intanto quelli dovranno chiamare l'avvocato, sganciare soldi, perdere tempo nelle aule di tribunale e la prossima volta ci penseranno due volte prima di tirare fuori il kit del piccolo giornalista. Quando la vicenda si concluderà, sarà passato un tempo sufficiente a farla dimenticare, così agli italiani sarà rimasto il ricordo di un politico che non si è lasciato intimidire ma anzi, si è solo difeso da false accuse; nel frattempo magari la testata ha messo all'angolo il giornalista, che in tempi di crisi dell'editoria e di bilanci in rosso i rompicoglioni che cercano rogna sono poco graditi.

Nello specifico Alemanno, al posto del video che verrà trasmesso oggi alle 18.00, avrebbe potuto rispondere alla Gabanelli che lo chiamava; così almeno la figura da peracottaro se la sarebbe risparmiata.

In conclusione: siccome i giornalisti non sono tutti anime candide, la querela per diffamazione è sacrosanta.  Lasciamola. Ma applichiamoci il contrappasso.

Mi quereli perché ti ho diffamato? Bene, benissimo, ma se poi per tua disgrazia il giudice stabilisce che non ti ho diffamato, tu mi ripaghi non solo i soldi che mi hai fatto spendere inutilmente, ma pure i danni morali che ho subìto per essere stato dipinto come un diffamatore e per l'eventuale messa all'angolo in redazione. Così la prossima volta, mediocre bulletto col colletto inamidato che non sei altro, prima di fare lo spavaldo con i tuoi soldi, che sono sempre più dei miei, ci pensi TU due volte,  non io prima di fare il mio lavoro.