Il fotografo di moda David Jay diede vita qualche anno fa al progetto "The SCAR Project". Fotografò in bianco e nero le cicatrici inferte al seno di donne da operazioni chirurgiche. Lo stesso fotografo dichiarò che il suo progetto artistico, durato ben sei anni, intendeva porre in risalto il connubio tra “ la bellezza e la sofferenza”, con il suo potere generatore di “grazia, coraggio, empatia, comprensione”.

Anche i luoghi possono mostrare agli occhi di chi li visita delle cicatrici. Queste ultime appaiono talvolta persino armoniche, se inserite nel giusto contesto e vissute con spirito dignitoso e propositivo.  Suscitano per l’appunto un sentore di grazia, rendono il senso del coraggio, fanno sorgere empatia e inducono alla comprensione.

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I paesini della provincia dell’Aquila rappresentano a mio avviso questa sorta di armonia dei processi di cicatrizzazione delle “ferite”. Sono luoghi che portano ancora, a distanza di sei anni, i segni del sisma che colpì l’area aquilana con forza devastante.

Essi si offrono al visitatore una visione sia del vissuto più recente sia di quello più remoto di quei posti. La sensazione è quella di una visione che appare armonica rispetto alla rilassatezza del paesaggio circostante, anche se realizzata attraverso il filtro di elementi della “tecnica”  apparentemente estranei all’arte e al paesaggio: barbacani, ponteggi, sostegni metallici o lignei e spesso fantomatiche “bretelle” colorate poste in trazione lungo le facciate, quasi a simboleggiare come questi luoghi siano destinati per un motivo o l’altro a “tirare” la cinghia”

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Questa armonia ferita ma ancora viva la suscitano ad esempio le strade di Navelli, Civitaretenga, Goriano Valli, Fontecchio, che lo scorso fine settimana sono state calcate da viaggiatori responsabili, scrittori del web, blogger, “convocati” nell’ambito dell’iniziativa  “Tratturi e cammini”, evento che si proponeva di aprire lo sguardo e l’anima dei viaggiatori più attenti e sensibili sulle “Vie e Civiltà della Transumanza”. L'obiettivo è stato verosimilmente pienamente "centrato".

“Una destinazione turistica è un’entità vivente che si modifica nel tempo e viene modificata da chi entra in contatto con essa”, si può leggere sul sito del progetto, patrocinato tra gli altri dall’Unione europea, dal Ministero per le Politiche agricole e dalla Regione Abruzzo. Le cicatrici delle entità viventi sono il segno di una ferita, certo. Ma nello stesso tempo sono anche il simbolo di  una “cura” rimarginante. Una cura in grado talvolta di aggiungere più che sottrarre fascino, grazie a una sorta di velata "armonia dell'imperfezione".

Raffaele Basile