Continua il mio viaggio tra “il dietro le quinte” e i professionisti del mondo dell’immagine. Questa volta, Simona Giantin, marketing e public relation manager di Exclusive Shopping, ci racconta come si diventa personal shopper, quali sono le caratteristiche di una professione che in Italia non è ancora definita tale e quale il percorso professionale per diventarlo, oltre agli eventuali sbocchi occupazionali. Una professione che all’estero è diventata quasi consuetudine. Basti pensare alle varie shopping experience on line e off line offerte da molti brand del fashion, ad esempio Top Shop.

Foto simo bnin foto: Simona Giantin, titolare di Exclusive Shopping

Exclusive Shopping è una delle prime agenzie a servizio completo di Personal Shopper e Simona Giantin ne fa parte dal 2005. Nel 2011 ne è diventata titolare spinta perlopiù  dalla sua passione per la moda e dall’amore per i vestiti, trasmessole da una zia di altri tempi, sempre attuale, elegante e perfetta in ogni contesto. Oggi Simona gestisce personalmente tutte le attività dell’agenzia che da quest’anno ha anche inserito  corsi di Galateo, Portamento, Wedding Planner, tra cui il servizio di Bridal Stylist, dedicato alle spose. Relatrice a workshop  e corsi tematici, ha collaborato all’organizzazione di sfilate e eventi di moda, oltre ad alcuni progetti in ambito sociale, tra cui la collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi.

Personal Shopper, una professione per ricche signore, fashion victim sfegatate o un mestiere da imparare sul campo?

Innanzitutto va precisato che per diventare Personal Shopper non basta avere un giro di conoscenze, essere appassionate di moda o fanatici dello shopping. Buona cultura di base, predisposizione ai rapporti con altre persone, ottima conoscenza di almeno una lingua straniera, capacità di problem solving, cura della persona e capacità organizzative sono elementi indispensabili per potersi avvicinare a questa attività.

Va detto che, purtroppo, non sono mancati negli ultimi anni casi di chi si è proposto sul mercato creando un bel sito web e distribuendo eleganti biglietti da visita nelle cerchie giuste. Questo ovviamente non ha favorito la percezione di questo lavoro come vera e propria professione.

Come si diventa e quali sono le caratteristiche di un personal shopper?

Il percorso formativo richiede un grande investimento di tempo e di danaro. Per questo suggerisco di iniziare a documentarsi (anche sul web si trova parecchio materiale utile), acquistare libri, frequentare corsi introduttivi e workshop monotematici che solitamente sono brevi ed economici.

Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere questo percorso?

Le  competenze di un personale shopper sono moltissime. Un professionista deve avere le conoscenze di consulenza d’Immagine, deve essere in grado in pochissimo tempo di riuscire a individuare la forma del corpo del cliente (mele, pera, rettangolo, ecc.) per poter consigliare al meglio i modelli che più sia adattano al suo fisico. Stesso cosa vale per i colori. Per poter valorizzare al meglio le caratteristiche somatiche del cliente è indispensabile stabilire a quale stagione appartiene (estate, autunno, inverno, primavera) così da poter suggerire quali sono i colori e gli abbinamenti più adatti.

Inoltre è fondamentale conoscere perfettamente il territorio ove si sceglie di svolgere la propria attività, sapersi muovere nel retail cittadino, destreggiarsi abilmente tra vecchie e nuove boutiques, essere sempre aggiornati sulle offerte del mercato, visitare spesso i negozi e fare sopralluoghi prima di ogni servizio, ricercare prodotti di nicchia o di qualità, ecc.

E il budget?

L’aspetto forse più importante è quello di riuscire a soddisfare le esigenze del cliente rispettando il suo budegt, qualunque esso sia. La moda è in continua evoluzione, sia sul fronte dell’offerta che della spesa ed è importante essere sempre aggiornati sulle nuove tendenze e sulle collezioni, per poterle proporre ai clienti. Talvolta, è importante saper giocare d’anticipo.

In Italia, rispetto all'estero, come siamo messi?

Anche se siamo un po’ in ritardo rispetto ad altri paesi (Stati Uniti soprattutto), rispetto a qualche anno fa, la richiesta dei servizi è cambiata. Se prima era praticamente un servizio dedicato agli stranieri in visita alla nostra città con poco tempo a disposizione, in cerca di qualche affare o incapaci di muoversi abilmente tra le centinaia di negozi, oggi la situazione è cambiata. Sono molti più gli italiani che usufruiscono dei nostri servizi. Clienti individuali offrono il personal shopper come regalo a mogli o amiche, lo richiedono a giornata per un evento speciale o, per tutta la vita come il cambio di look o il cambio di fisionomia grazie a una dieta.  Le aziende invece lo utilizzano per fare acquisti, ad esempio per Natale, le agenzie viaggi lo propongono nei loro tour, le agenzie che organizzano eventi lo offrono come valore aggiunto ai loro servizi così come, può essere un diversivo per accompagnatori a meeting o convention.

Quali sono i vostri clienti più affezionati a livello internazionale e quali le differenze con gli italiani?

Siamo partners dei più prestigiosi hotel di Milano e la maggior parte dei clienti stranieri arriva proprio da qui. Come nazionalità spaziamo da Americani, qualche europeo, non più tantissimi dall'est (russi sopratutto), pochi orientali e parecchi dal medio oriente. Per la sposa seguiamo da anni una clientela di nicchia egiziana. Rispetto agli italiani hanno sicuramente le idee più chiare su cosae desiderano acquistare per sè o per altri.

Cosa ami particolarmente del tuo lavoro?

Sicuramente la prima parte, vale a dire quella creativa. Quando pianifico il servizio e cerco i negozi con i capi più adatti alle esigenze del mio cliente e al suo budget. Ma ciò che davvero mi rende felice e mi fa sentire realizzata è lo sguardo soddisfatto di un cliente che si osserva allo specchio e ammira il suo outfit. Lo sguardo sorpreso ma felice di chi capisce quanto si possa migliorare il proprio aspetto con l’abito o il colore giusto, le parole di una sposa che mi ringrazia per aver realizzato il suo sogno! Queste sono la conferma che ho fatto un buon lavoro!

E cosa non sopporti?

Beh, come in altri ambiti della mia vita, sicuramente l’arroganza e la maleducazione.