in foto: Esterno del Bataclan nel 2008

Più che #prayforparis dovremmo pregare per l'ignoranza dilagante scaturita in queste ultime ore. Chiedo aiuto ai vignettisti del Charlie Hebdo per far capire magari con qualche disegnino che Islam e terrorismo non sono due espressioni della medesima equazione. Perché il titolista di Libero, oltre ad essere incappato in una caduta di stile per il giornalismo in generale, è caduto anche nella più errata e stereotipata delle associazioni. Vorrei allora illuminare le genti sull'esistenza nel mondo di musulmani ortodossi, addirittura cattolici (udite, udite!) e non soltanto del più comune stereotipo di musulmano barbuto col fucile carico in borsa.

Per dirne una, il Bangladesh è il quarto paese al mondo– ripeto quarto –per numero di fedeli musulmani; che non si creda dunque che tale religione sia solo circoscritta ai territori della mezzaluna fertile. Gente che fa di tutti i musulmani un fascio di fondamentalisti esaltati pronti ad indossare cinture piene di esplosivo e farsi saltare in aria in nome di un Dio di nome Allah, vi svelo un segreto: esistono anche musulmani atei, laici, non praticanti in giro per il mondo. Insomma esistono musulmani che rispettano tutti i precetti della propria religione, altri che ne rispettano solo alcuni e altri ancora che non li rispettano affatto.

Altra cosa da tenere bene a mente è il termine jihād. Una parola che incute un certo timore ogni volta. Ma sapete cosa significa? Letteralmente l'"esercitare il massimo sforzo" che – se si va ad approfondire bene nei testi – sembra alludere a quel combattimento contro le proprie pulsioni, in direzione del raggiungimento della perfetta fede. Insomma, non pare una brutta parola dopotutto.

I problemi son nati quando è arrivato qualcuno che ha cominciato a sfogliare le pagine del Corano e a stravolgerne il senso attraverso le proprie personali interpretazioni. E' così che nasce lo jihad offensivo fatto di guerre di aggressione e conquista dei non-musulmani al fine di sottomettere questi ultimi e i loro territori al dominio islamico. Secondo numerose interpretazioni tra cui la Encylopedia of the Orient, "il jihād offensivo, cioè l'aggressione, è pienamente ammesso dall'islam sunnita" [1], ma al contrario del jihād difensivo non vi è alcun obbligo di partecipazione da parte dei singoli fedeli musulmani, ma solo della comunità islamica nel suo insieme.

Gente che scende nelle piazze della propria città per far sentire la propria vicinanza alla Francia, francesi che intonano la Marseillaise in Piazza del Popolo a Roma, monumenti che si dipingono del tricolore bianco rosso e blu. E i musulmani che si professano contrari a queste brutalità disumane, dove sono precisamente? Dietro qualche schermo a difendere a spada tratta la propria comunità prendendo le distanze da quanto accaduto? Non basta. C'è bisogno di una presa di posizione forte in questo momento, non basta unirsi al grido di "not in my name" per condannare una delle più cruente aggressioni in territorio francese dalla seconda guerra mondiale. Voi da che parte state adesso?

Spero non dalla parte dei tanti ignoranti nostri connazionali, che in queste ore sono riusciti a farsi persuadere dal becero populismo salviniano intriso di propaganda politica, o dagli appelli di una Meloni davanti a una Tour Eiffel chiusa nel giorno del suo lutto cittadino mentre inneggia alla chiusura delle frontiere per gli immigrati. Devo, a quanto pare, scomodarmi e ricordare all'ex ministro che la strage dello scorso 7 gennaio al Charlie Hebdo fu compiuta per mano di due fratelli franco-algerini di seconda generazione.

E ancora, Italia nel mirino e Minacce di terrorismo da non sottovalutare rientrano a pieno titolo tra i titoli di giornale più inflazionati degli ultimi tempi. Il giubileo, si posiziona primo fra tutti nel toto scommesse degli obiettivi sensibili anche se forse fin troppo prevedibile. Ci si è scagliati tutti contro i bassi livelli di sicurezza francese, quando non dobbiamo dimenticarci che Roma, lo scorso anno, non è riuscita a sedare un branco di tifosi del Feyenoord in pieno tumulto in Piazza di Spagna. Non ci resta che unirci in questa trepida attesa, che da allerta zero si è trasformata presto in allerta 2.0 con la miriade di post da cui siamo stati bombardati in queste ultime ore che altro non fanno che mettere in atto quel processo di psicosi emotiva teso a farci piegare, rimanere inermi di fronte a tutto questo, condizionare le nostre vite e viverle con l'inquietudine costante che una bomba possa essere buttata proprio sotto il treno che prenderemo di qui ad un'ora per andare al lavoro, o durante i novanta minuti della partita del cuore allo stadio. Mi vengono in mente allora le parole di Giovanni Falcone, pronunciate in una circostanza diversa, ma che alla luce di questo momento storico possono apparire illuminanti

Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.