dal blog di
12:17

Comunicare è fare profitto

La comunicazione è uno strumento di profitto? Le imprese lo sanno? E sanno come si fa?

Comunicare è fare profitto.

La produttività, la creatività e il saper fare delle aziende italiane sono sempre stati associati alla Piccola e Media Impresa. La PMI ha sempre rappresentato l’impresa-tipo dell’assetto economico del Paese tanto da arrivare nel 2008 a rappresentare il 98% delle imprese italiane. E oggi? Oggi le PMI sono diminuite e hanno raggiunto il 95%. È drammatico se si pensa che nel solo 2011 13mila imprese, circa 35 al giorno, hanno chiuso in un panorama in cui la difficoltà di sopravvivenza è sempre il problema principale.
Colpa della crisi? Certo, ma di una crisi che ormai è diventanta nuovo mercato, dando spazio a dinamiche che testimoniano un “fare impresa” che ha volontà di riavviarsi proprio perché nuovi sistemi si sono installati nel suo stesso funzionamento.
Parole strane? No, ma troppe imprese credono di si, considerando una pericolosa perdita di tempo e di energie provare a capire queste nuove leve di marcia. Figuriamoci adottarle! Ciò comporta un’evidente confusione tra i tre attori principali della scena: le imprese, il pubblico e il mercato in cui, chi non è al passo degli altri – tra i tre – sono proprio le imprese che assistono, senza allinearsi, ad un pubblico sempre più aggiornato che governa il mercato, soprattutto quello delle microimprese.

|Una crisi che ormai è diventanta nuovo mercato, dando spazio a dinamiche che testimoniano un “fare impresa” che ha volontà di riavviarsi.

Ma stare al passo di cosa? Oggi non basta più saper fare qualcosa, perché lo scenario su cui le PMI si muovono è composto di un pubblico che usa i nuovi strumenti, per cui è innanzitutto necessario utilizzare quegli strumenti.
Ma quali sono. Tanti e nuovi, innovativi, e tra questi spicca la comunicazione importante a tal punto che a volte chi comunica bene – pur facendo un prodotto o un servizio mediocre – talvolta ha più successo sul mercato rispetto a chi pratica un’eccellenza produttiva che però non viene comunicata correttamente.

|Come fa? Individua il proprio valore aggiunto e lo fa conoscere al pubblico che lo può capire.

E come fa? Semplice a dirsi, a farlo sicuramente meno: individua il proprio valore aggiunto e lo fa conoscere al pubblico che lo può capire. Detto in una parola, comunica. Detto in tre parole strategie di comunicazione. È evidente che questo vuol dire organizzarsi per comunicare investendo chi lo sa fare, ma anche qui le PMI concorrono all’autodistruzione.
Esse, infatti, troppo spesso considerano la comunicazione come un accessorio, senza mai ritenerlo un modo di muoversi per ottenere profitto. Ma le PMI questo non lo sanno e lo scenario è che solo il 15% delle PMI comunica, di queste il 50% lo fa più o meno correttamente. Vuol dire che circa 7 aziende su 100 comunicano più o meno bene. Il paradosso è che quando cominciano a comunicare correttamente, escono dal patrimonio delle PMI e diventano “industrie”. Forse perché si elevano i numeri. C’è da interrogarsi. Risultato, il 93% delle PMI non comunica, cioè “sta in silenzio”, e per il mercato vuol dire “non esistere”.

|Non comunica, cioè “sta in silenzio”, e per il mercato vuol dire “non esistere”.

A peggiorare le cose c’è il fatto che troppe imprese pensano di essere tra quelle che comunicano, confondendo i nuovi modi di comunicare come qualcosa che si digita su una tastiera tanto da ritenersi autonome nel farlo. No, comunicare vuol dire utilizzare i nuovi sistemi per costruire un numero sempre più elevato di possibili clienti grazie a delle strategie. Comunicare oggi vuol dire capire cosa succederà fra 1 anno e cominciare a farlo subito.
La comunicazione è un prodotto di mercato e anche qui c’è un “saper fare”. Sentirsi capaci di attuare una comunicazione “home-made” in autonomia, è una leggerezza propria di molte imprese e corrisponde a pensare che se si sa stringere una vite, allora si è ingegneri.
La comunicazione di adesso non è più composta unicamente da titanici piani di comunicazione proiettati verso un’evoluzione prevista per i successivi 10 anni al livello solo di grande impresa, ma uno strumento diventato più fruibile, che fra 2 anni sarà ancora diverso. Uno strumento composto da molteplici possibilità di applicazione che hanno aperto l’orizzonte a budget estremamente modesti, ma che possono essere proficui. Questo è importante.

|Hanno aperto l’orizzonte a budget estremamente modesti, ma che possono essere proficui.

Soluzioni? È evidente che come prima cosa bisogna capire il problema, come dal medico. Prima diagnosi, poi cura e di soluzioni ce ne sono a tal punto che sarebbe il caso di cominciare a pensare di “targare” le PMI che sono al passo con i tempi rispetto a quelle che “resistono” nell’attesa di tornare agli anni ’80. Rendere, insomma,  riconoscibile un’impresa che comunica bene da una che attende che il mercato torni come prima semplicemente per distinguere chi esiste da chi non esiste, chi parla con il proprio pubblico e chi non lo fa. I criteri ci sono tutti, come a dire – ispirandosi a una celebre frase – il mercato è fatto, ora bisogna (ri)fare le imprese.
La comunicazione è oggi uno strumento che le imprese possono utilizzare per una penetrazione sul mercato finalizzato al profitto in un panorama che vede profilarsi un modo di fare impresa in cui comunicare è fare profitto.

Approfondimenti: Stefano Gangli

segui fanpage

segui Stefano Gangli

ALTRI DI Stefano Gangli
I social media, la rete e gli strumenti tradizionali nel Colosseo della comunicazione elettorale. Strumenti vintage e risultati d’eccellenza. Chi finisce in pasto ai leoni?

Troppi i numeri che si "sparano” letteralmente in una campagna elettorale e se c'è una cosa sulla quale non si può mentire è la comunicazione, che corrisponde all'ostetricia in un parto. Eppure se ne stanno sentendo delle belle. Facciamo qualche numero reale?

Campagne elettorali e comunicazione, una coppia che oggi non può divorziare. Eppure a vedere le cose bene a volte forse succede.
STORIE DEL GIORNO